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Intervista su Progetto Happiness

Sono orgoglioso di presentarti la mia intervista sul blog di Giuseppe: Progetto Happiness. Uno dei più importanti ed influenti blog di crescita personale in Italia.

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Voglio creare una comunità di persone che vuole fare la differenza. Mettere la loro voce contro la crisi climatica e un modello di sviluppo fallimentare e divisivo. Tira fuori la tigre selvaggia che è in te e rigeneriamo insieme questo pianeta.

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La mia intervista nella tesi di laurea di Maddalena.

Durante il mio percorso come imprenditore a volte mi è stato chiesto di essere inserito all'interno di alcune tesi di laurea e di diploma.

Ma ogni volta che mi veniva fatta la proposta sentivo un tuffo al cuore.

Ma chi io?!

La stessa persona che era stata considerata "un mediocre", un ragazzo a malapena da 6 dai miei stessi professori?

Ma poi mi sono fatto una domanda: quanti di loro sono mai stati inseriti dentro una tesi di laurea o di diploma?

Ma non per sentirmi superiore, anzi, ma per ridimensionare solo quelle loro parole taglienti, che per anni mi hanno ammaestrato.

Parole che per anni hanno condizionato il mio percorso, senza poter mai credere in me stesso e di sfruttare al massimo le mie potenzialità. 

E poichè per me ispirare le persone a migliorare la propria vita, a crescere, ad essere ciò che desideravano ardentemente essere è sempre stata la mia grande passione, allora ho deciso di farlo e di pubblicarla qui sul mio blog.

Per fare in modo che non sia un altarino su cui poggiare il mio ego ma solo possa diventare una grande fonte di ispirazione anche per tante altre persone.

Ringrazio quindi Maddalena Maione non solo per aver parlato di me ma per avermi permesso, tramite le sie passioni, di ispirare ancora di più altri giovani talenti.

Ecco quindi un estratto con la mia intervista e a fine articolo il PDF completo.

Sei pront*?! Si inizia!

INTERVISTA A LORENZO VALENTINI SULLA SOSTENIBILITA’ DELL’IMPRESA AGRICOLA.

  • Essendo il tema della sostenibilità nell’impresa molto attuale e non avendo ancora dei quadri normativi specifici su cui basarsi, in tale elaborato ho richiesto l’intervento di una figura professionale di grande spessore nel territorio italiano in tema di sostenibilità: l’imprenditore e growth strategist Lorenzo Valentini.

    Lorenzo Valentini è presidente della prima azienda biologica italiana di apicoltura con una passione innata per la crescita e la sostenibilità.
    Il suo percorso inizia all’età di 20 anni, e nel 2014 diventa CEO della prima azienda in Italia ad aver aderito al biologico nel settore apistico.

    La sua passione per il tema della sostenibilità nasce, dopo la lettura di un libro di Fiona Humberstone, intitolato “How to style your brand”, in cui egli capisce che al fine di vivere bene bisogna ispirare gli altri individui a fare altrettanto.
    Nel 2018, dopo una esperienza di 13 anni come imprenditore decide insieme ad altri tre collaboratori, di aprire l’agenzia “Hyphae Design, con cui realizza strategie di crescita sostenibile e di consulenza in Regenerative Business.

    In altre parole lo scopo di tale azienda è quella di affiancare l’imprenditore nella creazione di sistemi aziendali che rispettano le tre esse: “sostenibilità economica, ambientale e sociale, in quanto per Valentini non è possibile parlare di impresa sostenibile se non vi è il contemporaneo equilibri delle tre dimensioni.

Valentini, inoltre, al fine di rendere chiaro il concetto di imprenditore sostenibile indica che vi sono due tipologie di categorie imprenditoriali:

  • Imprenditore che nell’esercizio della sua attività si pone come obiettivo solo quello di ricavarne profitto.

  • Imprenditore che attraverso una visione a lungo termine mira a realizzare investimenti sostenibili al fine di avere un’attività imprenditoriale di qualità.

In questo momento Valentini sta progettando un nuovo sistema per poter vendere prodotti agricoli in modo sostenibile, il che rappresenterebbe una grande svolta non solo nel campo agricolo ma in tutto il sistema imprenditoriale che mira alla sostenibilità. 

A tal proposito visto il grande interesse che questo giovane imprenditore ha sul tema della sostenibilità ho deciso di porgli delle domande in tale ambito, al fine di avere un quadro generale in tale ambito.

1.  Secondo lei una impresa biologica come può mirare alla sostenibilità?

Valentini: “La maggior parte degli esperti della sostenibilità probabilmente inizierà a rispondere a questa domanda dandoti una lista di dati riguardo come possiamo ridurre il nostro impatto eliminando la plastica in azienda o riutilizzare alcuni scarti di materiale nel flusso di lavoro.

Ma è davvero questa l’essenza della sostenibilità? Ne siamo sicuri?

Ho sempre pensato che fosse di più. Ma molto di più. Pensiamoci un attimo. Noi esistiamo in questo universo come ogni altro essere vivente o essere inanimato. Tutto ciò che tocchiamo, che percepiamo o non riusciamo a vedere con i nostri occhi ma esiste è parte della natura. Ma allora la domanda che mi sorge spontanea è: allora noi cosa siamo? Noi siamo parte della natura, noi siamo natura. E in quanto natura sottostiamo, anzi, utilizziamo geneticamente le stesse identiche strategie della natura. Sai di cosa sto parlando? Sto parlando di biodiversità. Sto parlando di evoluzione. Sto parlando di fallimento.

Del concetto che molti avranno conosciuto sotto il nome di Entropia. L’Entropia non è altro che la naturale propensione di un sistema al caos, alla sua naturale dispersione di energia. Quell’inclinazione, quella forza che spinge un sistema al fallimento. Pensiamoci un attimo. Per quanto ci sforziamo di costruire un progetto nel migliore dei modi ci sarà sempre almeno un 0,1% che fallirà. Che lo renderà imperfetto. Ma questo non è tanto importante quanto la domanda seguente: perché esiste un meccanismo in natura che predilige il fallimento? Eppure, è talmente semplice quanto efficace. Come solo la natura sa creare. Perché se non ci fosse almeno quello 0,1%, non ci sarebbe neanche l’opportunità di poter migliorare. Ma cosa è questa se non la chiave dell’evoluzione stessa? Cosa è il miglioramento che deriva dal fallimento se non quello che noi uomini chiamiamo innovazione? Ma allora non è che forse la sostenibilità è strettamente collegata con l’evoluzione, con l’innovazione?

Ma se ci pensiamo bene è proprio così. Cosa fa la natura se non eliminare nel tempo gli sprechi di energie e risorse? La biodiversità, l’evoluzione elimina nel tempo proprio quelle “soluzioni” che non servono più. Quelle più efficaci rimangono fino al momento in cui hanno uno scopo. Lo scopo di risolvere un problema o una esigenza. Ma una volta esaurito il senso la natura la elimina dall’equazione. Eccoci allora arrivati ad un altro concetto fondamentale. Cosa significa davvero sostenibilità? Per me un sistema è davvero sostenibile quando si trova in una situazione di equilibrio.

Proviamo allora a rispondere ad una domanda con un’altra domanda proprio come farebbe Sakichi Toyoda. In che modo un essere umano si trova in una situazione di equilibrio? La risposta è davvero banale e scontata. Quando è felice. Non sei d’accordo? Pensiamo ad esempio ad un gatto. Lui è esattamente ed inconsciamente ciò che desidera essere. Non può decidere di essere ciò che non è. Invece noi esseri umani abbiamo un piccolo deficit. Abbiamo la possibilità di essere anche ciò che non desideriamo essere. Soprattutto quando facciamo entrare la razionalità in cose che non le competono. Come per esempio la sfera emotiva. Le più grandi disfunzioni della sfera comportamentale e psicologica derivano proprio da questo concetto. Il nostro sistema piano piano entra in squilibrio quando troviamo un impedimento, un muro tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Ecco perché ci troviamo in gran parte in questa situazione disastrosa a livello sociale, ambientale ed economico. Perché non stiamo andando nella direzione che abbiamo scritta nel nostro codice genetico. Se il gatto è ciò che desidera essere noi cosa desideriamo essere? Ognuno di noi ha dentro di se proprio come le aziende, una vision, il ciò che vorrebbe diventare. Ma ognuno di noi ha anche una mission, il come raggiungere quella vision. E cosa è una passione se non una mission più o meno consapevole della propria vita?

Quindi tornando alla tua domanda: come può un imprenditore alla guida di una azienda biologica mirare alla sostenibilità? Semplice. Iniziando ad avere la consapevolezza che lui stesso è natura e che se vuole avere successo nella propria vita come nei propri progetti, deve utilizzare nel modo più efficace le stesse strategie. Perché oltre a farne parte lui stesso, sono strategie che sono state testate da miliardi di miliardi di fallimenti in miliardi di miliardi di anni. Eliminando in tutto questo tempo infinito quelle più inefficaci. Ditemi voi se questa non è sostenibilità.”

2. Secondo lei come possono essere coinvolti gli agricoltori nell'attuale modello di impresa sostenibile?

Come ho detto nella domanda precedente noi siamo esseri complessi. E qual’è la caratteristica principale identitaria di un sistema complesso? La relazione. Ed essere in relazione significa essere in connessione, essere in uno scambio. Non importa tanto con cosa ma come lo siamo. Quello che un business sostenibile deve fare prima di reinvestire utili in associazioni no profit è quello di creare lui stesso comunità. Noi siamo esseri complessi perché ad un certo punto della nostra crescita evolutiva ‘abbiamo deciso’ che era molto più efficace unirsi ad altri per sopravvivere che rimanere da soli. Abbiamo compreso che la complessità se gestita in modo efficace è la soluzione preferita dalla natura. Perché è abbondantemente biodiversa di soluzioni che portano avanti la sopravvivenza dell’universo.

Un altro strumento essenziale è la consapevolezza. E la consapevolezza e la pace interiore si raggiungono proprio attraverso alcuni piccoli strumenti che noi chiamiamo competenze. Talvolta molto trasversali tra loro. Una delle più grandi difficoltà del settore apistico biologico dal quale provengo è quella del far comprendere ai suoi operatori che non sono più apicoltori. Ma imprenditori apistici. E ciò che differenzia l’imprenditore dall’apicoltore è proprio l’avere delle competenze trasversali che gli permettono di percepire la complessità e di saperla gestire. Grazie a loro riusciamo a vedere lo stesso identico oggetto da più punti di vista. Se non riusciamo ad uscire da questo sistema e modello lineare non riusciremo mai ad affrontare questa crisi climatica. Perché un problema complesso non è risolvibile con metodi semplici e preconfezionati. Ma solo con una visione olistica ed ecosistemica della realtà.

Beatrice Benne e Pamela Mang sottolineano nella loro opera "Working Regeneratively Across Scales", come il ruolo del designer ed imprenditore sia simile a quello del giardiniere. "Un giardiniere non 'fa' un giardino”. Un giardiniere esperto è colui che ha sviluppato una comprensione dei processi chiave che operano nel giardino "e quindi il giardiniere" prende decisioni giudiziose su come e dove intervenire per ristabilire i flussi di energia che sono vitali per la salute del giardino". Allo stesso modo un designer non crea un ecosistema fiorente, ma prende decisioni che influenzano indirettamente il tempo in cui l'ecosistema si degrada o prospera. Ciò richiede ai progettisti di andare oltre il modo di pensare prescrittivo e ristretto che è stato insegnato loro e di utilizzare sistemi di pensiero complessi che a volte saranno ambigui e travolgenti.

Ciò include l'accettazione del fatto che le soluzioni non si trovano esclusivamente nei progressi tecnologici e sono invece una combinazione di tecnologie sostenibili e una comprensione del flusso naturale delle risorse e dei processi ecologici sottostanti. Benne e Mang identificano queste sfide e affermano che la più difficile di queste sarà il passaggio da una visione del mondo meccanicistica a una ecologica. La tendenza è quella di vedere l'edificio come i processi fisici della struttura piuttosto che la complessa rete di relazioni che l'edificio ha con l'ambiente circostante, inclusi i sistemi naturali e la comunità umana.

3. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della realizzazione di una impresa sostenibile?

“Innanzi tutto, un’azienda sostenibile per me deve essere soprattutto rigenerativa. Cioè comportarsi esattamente come farebbe un ecosistema. Quindi il primo grande svantaggio è soprattutto nelle sue fasi iniziali. Essa richiede una quantità di energia e risorse enorme nelle sue fasi iniziali. Pensatela in un contesto pragmatico. Quanto è faticoso per ognuno di noi portare avanti un progetto soprattutto nelle sue fasi iniziali?

Questo perché una azienda rigenerativa deve spendere molte più energie nel crearsi un buon terreno fertile nel lungo periodo. E ciò che funziona nel lungo periodo difficilmente ha efficacia anche nell’immediato. Per questo dobbiamo lavorare duramente e aspettare che l’ecosistema diventi autonomo. A quel punto tutto funzionerà quasi in modo indipendente ed ecosistemico. Non solo utilizzando energia per il mantenimento del sistema ma rimettendola a beneficio di tutta la comunità e il pianeta. Perciò l’unico svantaggio che vedo davvero limitante per molte persone è che per creare una azienda davvero sostenibile e rigenerativa serve tanto tempo e tenacia nel perseguire i propri obiettivi. è una strada che non è per tutti. E come ci mostra la natura ogni giorno, così deve essere”.

4. Cosa vede nel futuro del concetto di sostenibilità?

Vedo affiancata la parola rigenerazione. In questo momento sta iniziando a muoversi anche il concetto di economia circolare. Ma questo tipo di sistema di progettazione e business model, se non è affiancato dalla rigenerazione, difficilmente potrà fare la differenza nel lungo periodo. Basti pensare al ciclo vitale di un animale o di una pianta. Tutto prima o poi ritorna alla terra, nell'aria e nell'acqua per nutrire successivamente tutto il processo. In un ciclo infinito e super resiliente. Un sistema che grazie all'abbondanza e alla biodiversità riesce con grande possibilità e dinamismo a sopravvivere ai cambiamenti. E l’unico modo per continuare a ricevere valore dall’ambiente è quello prima di tutto di restituirlo. Ed oggi è possibile farlo sicuramente attraverso un Business Model di Economia Circolare. Ma questo non basta. Bisogna utilizzare i cosiddetti Servizi Ecosistemici. Cioè "i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”. Se ci pensiamo bene il cosiddetto “Impatto zero” in natura non esiste. Nessuno ha mai visto un ecosistema il cui risultato sia zero. Perché i benefici che porta nel lungo periodo supera in abbondanza l’energia utilizzata per il mantenimento del sistema stesso. Ecco perché è di fondamentale importanza integrare questi sistemi all’interno di ogni progetto che voglia davvero fare la differenza. Inoltre, abbiamo un fattore che non è mai avvenuto prima nella storia dell’uomo. O la sostenibilità e la rigenerazione diventano un step evolutivo predominante o la nostra estinzione avrà alte probabilità di essere parte della nostra esperienza.

5. Molte volte si è sentito parlare di reporting di sostenibilità. cosa, secondo lei, si intende con tale termine e cosa occorre per la sua realizzazione.

“Il report di sostenibilità altro non è che un resoconto del contributo positivo o negativo che il nostro business porta alle comunità e all’ecosistema stesso. Non esiste un report ufficiale per tutte le aziende ma ognuna può crearne uno proprio o utilizzarne tra quelli più importanti esistenti. Tra questi ci sono i GRI Standards, un set di moduli progettati al fine di redigere un report di sostenibilità concentrato su temi materiali Come scritto nel loro sito web: “L'azienda sceglie lo Standard specifico per documentare un tema materiale: economico, ambientale o sociale. La redazione di un report in conformità ai GRI Standards fornisce un quadro inclusivo dei temi materiali di un'azienda, il loro impatto correlato e il modo in cui sono gestiti. L'azienda può anche utilizzare tutti o parte di alcuni GRI Standards per rendicontare dati specifici. “Secondo la mia opinione non tutto è analizzabile dal punto di vista numerico. Conosco personalmente Società Benefit con un alto punteggio B-Corp che ancora, durante il colloquio di assunzione, chiedono alle proprie candidate se vorranno avere nel tempo dei figli. Questo oltre ad essere vietato per la legge italiana, lo trovo veramente poco etico ed empatico. Se vogliamo fare davvero la differenza devono cambiare i valori e i paradigmi del passato. Non possiamo rivestirli epresentarli sotto un’altra forma. Più attraente e vendibile. Questo oltre ad essere scorretto ha anche un termine e si chiama Greenwashing.”

6. Dalla lettura dei suoi articoli lei si definisce "Growth Strategist" mi può spiegare cosa intende ed il ruolo che tale figura svolge per le imprese sostenibili.

“Mi definisco uno “stratega della crescita” perché è la parola esistente più simile che sono riuscito a trovare. Il mio lavoro è quello di creare i presupposti e i processi chiave per generare ecosistemi aziendali virtuosi. In grado di rimettere energia e risorse non solo per il mantenimento del sistema stesso ma per il benessere di tutta la comunità e la nostra casa: il pianeta. Per fare questo lavoro è necessario avere una visione molto chiara della complessità e dei processi chiave di progettazione. Bisogna conoscere molto bene le strategie di sopravvivenza generali della natura ed avere competenze trasversali tra loro. Marketing, Brand positioning, Design, e tante quante la nostra curiosità è in grado di generare. Spesso le persone nel mio ruolo sono quelle che la psicologia definisce multi- potenziali. Ma io amo dargli un altro nome. Con un ruolo più naturale: “Produttori di biodiversità”. Sono persone che creano senza sosta progetti in ogni istante della loro vita. Creano biodiversità e quindi moltiplicano le chance di sopravvivenza di tutto il sistema. Io sono stato fortunato perché oltre a creare i miei progetti aiuto gli altri a fare lo stesso con i loro. Moltiplicando esponenzialmente il mio impatto. Spero che nel tempo sia positivo ma solo l’evoluzione saprà dirlo”.

7. Come una impresa agricola multifunzionale può essere “sostenibile”?

“Io nel 2014 sono diventato CEO della prima azienda in Italia ad aver aderito al biologico nel settore apistico. Quel giorno me lo ricordo ancora molto bene. Avevo 20 anni e avevo preparato, con le mie poche competenze del momento, una serie di slide del come vedevo quella azienda tra 50 anni. Ma riguardando oggi quella presentazione forse non cambierei nulla. Avevo creato un ecosistema aziendale straordinario. Dove ogni settore era strettamente connesso all’altro generando benefici per tutta l’azienda. Ma oggi quelle slide non sono solo una visione ma una bussola alla quale ispirarsi ogni giorno della mia vita. Un faro che illumina la direzione verso la quale andare.

Oggi gli agricoltori hanno dei benefit pazzeschi, non solo riguardo la Pac o il Psr. come la possibilità di poter effettuare tutte le attività didattiche come agricole, ricevendo degli sgravi fiscali importanti. Questa visione è molto biodinamica della realtà agricola. Perché vede l’azienda non come una realtà iperspecializzata ma appunto multifunzionale ed interconnessa. Oggi essere multifunzionali non è più un’opportunità ma una strada necessaria per non estinguersi. Ormai la nostra società si è evoluta e con essa devono evolversi tutti gli apparati che la compongono. Nel campo sostenibilità spesso ci focalizziamo sempre sull’esterno, nel modo in cui noi possiamo ridare energia e risorse al pianeta e alla comunità. Scordandoci però che anche la nostra azienda è fatta di persone e luoghi di aggregazione. Spesso noi imprenditori ci focalizziamo sulla nostra visione e sulle nostre idee.

Ma ci dimentichiamo di una cosa fondamentale. Che chi porta avanti quelle idee sono le persone che abbiamo scelto di avere accanto nella costruzione di questo meraviglioso ecosistema. Creare una azienda non è molto differente dall’atto di giocare. É secondo voi tanto differente un bambino che gioca con i lego da un imprenditore che prende le proprie risorse ed energie [i mattoncini] e li assembla per creare qualcosa di straordinario? Io credo che l’unica cosa differente è la consapevolezza. La capacità di comprendere che ciò che facciamo ha un impatto. Spetta solo a noi decidere se vogliamo che sia negativo o positivo. Se vogliamo che questo flusso ci traghetti verso un nuovo mondo, Non più fatto di soldi e potere, ma di esperienza e relazione. Perché noi non siamo parte della natura ma noi siamo natura.”

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