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Come si vive delle proprie passioni.

Come si vive delle proprie passioni. La guida definitiva.

Come si riesce a vivere delle proprie passioni? Questa è una domanda che attanaglia la maggior parte delle persone. Ma non solo. É una domanda che ha fatto parte della mia vita per tantissimi anni. Fino a quando qualche anno fa, dopo un burnout, il trovare una risposta a questa domanda non è diventata una vera e propria esigenza. Ecco allora che voglio condividere con te quali sono state le mie strategie, il mio percorso che ho fatto per cambiare completamente la mia vita.

Sei pronto/a per questa avventura? Si inizia!


Come si vive delle proprie passioni: come si inizia?

Malgrado ci piacerebbe tantissimo avere una strada lineare e sicura sulla quale muoverci, purtroppo devo deluderti.

Perché?

Perché non esiste.

Perchè ognuno ha la sua storia, il suo sistema di credenze e tanti altri fattori che entrano in gioco ed incidono fortemente sui risultati che potremo ottenere.

Perciò la prima cosa che dovremmo iniziare a comprendere sono prima di tutto i limiti che non ci permettono di raggiungere i risultati che vorremo.

Sembrerà scontato ma prima di ogni cosa, il primo limite siamo noi.

Perché non tutti sanno cosa vogliono.

Non tutti sanno esattamente quali siano le proprie passioni.

Soprattutto se queste persone non sono state abituate nel corso della loro vita a prendersi cura di se stesse.

Te sei una di queste?

Niente paura perché esistono degli stratagemmi per capire bene in che direzione andare!

Primo stratagemma: come peggiorare la situazione.

Il primo è quello di scrivere in che modo potresti peggiorare la situazione in cui ti trovi.

Quali sono le cose che potresti fare volontariamente per non riuscire a fare ciò che desidero?

Quali sono le azioni concrete che potrei mettere in moto per sabotare i miei loschi piani di conquista del mondo?!

In realtà questo gioco mentale ci permette di fare una cosa straordinaria.

Di vedere le cose da un'altra prospettiva.

Perchè purtroppo le persone difficilmente sanno veramente cosa vogliono dalla loro vita.

Ma sanno molto bene invece cosa non vogliono o vorrebbero mai.

Perciò il mio consiglio è quello di stilarne una lista e una volta scritta lasciarla sedimentare per qualche giorno.

Poi riprenderla in mano ed iniziare a capire che direzione prendere.

A volte però malgrado questo la strada non è ancora chiara.

Ma perché cavolo!!!

Tranquillo/a è successo anche a me ;-)

Accade perchè ancora non abbiamo abbastanza informazioni per poter decidere che strada percorrere.

Non abbiamo ancora avuto quel feedback emotivo, quell'esperienza illuminante che ci ha permesso di capire cosa davvero fa per noi.

Quello per cui siamo nati.

Perciò in questo caso dovrai solo fare una cosa.

Sai quale?

Prova ad indovinare.

Testare!

Non volgio dire di dare testate al muro, ma di provare!

Iniziare a provare nuove strade e lidi.

Iscriversi al corso di pittura creativa a cui ci tenevi tanto, iscriverti allo stage di danza o musica che desideravi fare fin da bambino ma che hai sempre rimandato, ecc.

Tutto è fondamentale per capire in che direzione andare.

Perderai solo tempo in una situazione.

Nel momento in cui farai delle esperienze solo per "occupare il tempo".

Perchè il tempo non basta occuparlo ma devi anche utilizzarlo per fare ciò che ti piace.

E se non sai cosa ti piace ascolta le tue sensazioni nell'immediato.

Cosa ti dice il tuo cuore?

Prendi una decisione entro i tre secondi per non permettere alla razionalità di decidere per te.

Perché difficilemente sarà una scelta divertente!

Secondo stratagemma: la bacchetta magica.

Il secondo stratagemma che potresti utilizzare è davvero stravagante.

Quello di rispondere a questa semplice domanda: se domani mattina mi svegliassi con una bacchetta magica che potesse eliminare ogni mio impedimento o problema che cosa farei?

Voglio precisare  che la risposta non è quella di dire quali siano gli impedimenti che elimineresti con la bacchetta ma cosa faresti una volta eliminati tutti gli impedimenti e i problemi.

Questo stratagemma ci aiuta a definire una delle cose più importanti nella vita: la nostra mission [da non confondere con la vision].

Esempio: lasciare pian piano il lavoro che non sopporto più per vivere di altro, fare un lavoro in mezzo alla natura, vivere della mia grande passione: la canoa, ecc.

A volte questa domanda è poco chiara perché a volte ci mancano delle informazioni.

Informazioni emotive riguardo delle competenze che non abbiamo.

Come faccio a sapere di voler fare una cosa se non la ho mai fatta?

Semplice.

Facendola.

Terzo stratagemma: i 5 perchè.

Questa strategia è stata inventata da da Sakichi Toyoda, fondatore delle Toyota Industries.

Questa tecnica se adoperata correttamente ti permetterà di definire e scomporre un problema complesso andando a trovare la sua radice.

Il metodo consiste nel definire un problema, chiedersi il perché il problema si sia verificato, reiterare il punto due fino a trovare la risposta che è alla radice del problema.

Es. Voglio aprire un negozio di prodotti di cosmetica eco. Perchè voglio aprire questo negozio? Perché voglio dare alle persone uno stile di vita più sano e consapevole. E perchè vuoi dare alle persone questo stile di vita? Perché sogno un mondo con più benessere e consapevolezza del proprio corpo. Bingo!

Ovviamente questo approccio non è infallibile e dipende da tantissimi fattori.

Per esempio può accadere che troverai più risposte ad un perchè.

Però ho trovato particolarmente utile questo metodo per un motivo preciso.

Sai quale?

Per definire la nostra vision.

Il perché esistiamo.

Il perché ogni giorno ci svegliamo.

Ti sembra poco?!

Se vuoi delineare in modo più chiaro tutto questo ti consiglio di iscriverti gratuitamente alla mia newsletter e ricevere fin da subito i miei sistemi di progettazione →

Come si vive delle proprie passioni: definire il percorso.

Laura e Fabio sono allevatori di alpaca, api e lumache. Amano la natura e in particolare i bambini. Loro stessi hanno un figlio che amano alla follia e che li ha ispirati all'apertura della loro attività principale: la fattoria didattica. 

Un sogno meraviglioso.

Laura e Fabio hanno iniziato a costruire la loro casa e il loro negozio accanto all'orto, hanno messo i primi ortaggi, allevato le prime api, lumache e alpache.

Hanno avuto solo qualche difficoltà nelle spese a causa dei prestiti e dei bandi europei che non arrivano.

Però tutto procede con molta passione.

Finisce la stagione e arriva il momento di vendere i prodotti del loro sudore e passione. 

Nel giro di qualche mese si accorgono che non riescono ad avere clienti e devono buttare i loro prodotti, arrivano le rate da pagare e non 
sanno come fare per andare avanti.

L'umore peggiora e devono decidere se chiedere altri prestiti o chiudere il sogno della loro vita.

E' allora che decidono di chiamarmi per risistemare la situazione.

Ora ti chiedo, dove hanno sbagliato Laura e Fabio?!

Eppure avevano un sogno, la passione e la grinta di chi vuole spaccare il mondo.

Quali sono gli step necessari: sogna in grande.

All'uscita dell'aeroporto di Lisbona c'è affisso un grande poster giallo con scritte delle frasi che forse possono dare una risposta alla storia di Laura e Fabio.

Il segreto della felicità: Sogna - Progetta - Crea. Ripetere all'infinito.

Queste frasi sono un mantra per me e per la mia vita.

Se vuoi raggiungere la felicità o il successo imprenditoriale è necessario seguire questi apparentemente semplici step.

Quindi dove hanno sbagliato i nostri due amici agricoltori?!

Hanno sognato, hanno creato ma si sono scordati di progettare!

Nella loro stessa situazione potrei elencarvi decine di clienti che vengono da me quando ormai la frittata è fatta. 

Quindi il primo step necessario al raggiungimento dei tuoi sogni è proprio sognare.

Sogna in grande, non aver paura di immaginare mondi mai scoperti, ogni piccolo dettaglio ti sarà di ispirazione per la tua vita.

Ti ricordi quando eri bambino e avevi mille amici e più della metà erano immaginari?

Dove l'unica cosa che contava veramente era una carezza o un sorriso dei tuoi genitori?

Usa quella forza e quella carica come slancio alla tua creatività.

Diventa bambino/a e immergiti nella tua fantasia.

Un'ultima cosa.

Forse non lo sai ma i più grandi leader della storia avevano proprio un grande sogno, una visione forte e chiara.

Senza la sua visione Steve Jobs non avrebbe mai creato la Apple, senza il suo sogno Martin Luther King non sarebbe mai stato un leader per i diritti civili delle etnie afroamericane.

Sembra scontato ma in realtà la base per avere un progetto di successo è avere una visione ben definita di quello che vorremmo ottenere.

E' la base di tutto il castello, e senza difficilmente potrai raggiungere risultati strabilianti e duraturi nel tempo.

Per definire questa vision puoi ovviamente utilizzare, se non lo hai già fatto, le tecniche del primo paragrafo.

Quali sono gli step necessari: progetta.

Una volta che hai dato sfogo al bambino che c'è in te è arrivato il momento di progettare, di mettere nero su bianco la tua città ideale.

Sennò fai come me e passi la maggior parte della tua vita a rimpiangere di non averlo fatto prima.

Però devo prima avvisarti di una cosa.

Una cosa che potrai anche utilizzare nella tua comunicazione.

Noi esseri umani preferiamo una realtà che conosciamo anche se disfunzionale ad una che non conosciamo ma che potrebbe cambiarci la vita.

Preferiamo non perdere 10 € che avere la possibilità di guadagnarne 500 €.

Ricordatelo sempre ogni volta che rimani fermo senza fare nulla per cambiare la tua situazione.

Peciò andiamo sul pragmatico, da dove si inizia?!

Di metodi ne esistono tantissimi, io ne uso uno che è un insieme di tanti altri e che ho perfezionato in oltre 15 anni di imprenditoria e consulenza nella crescita rigenerativa.

Si inizia dal brand briefing.

La prima cosa che devi fare è quindi effettuare il primo Brand Briefing.

Il Brand Briefing ti permette di delineare la tua identità e posizionamento.

Di comprendere il modo in cui vuoi che le persone ti percepiscano.

Per fare questo, tramite delle domande strategiche, potrai di sapere esattamente chi sei e quindi anche dove andare.

Capire chi è il tuo cliente ideale, il target a cui ti vuoi rivolgere.

E più sarai in grado di restringere il focus e più sarai in grado di ottimizzare le risorse ed essere efficace nella comunicazione o qualsiasi altro processo aziendale.

Se vuoi arrivare alla tua clientela devi creare una vision forte, creare il focus e quindi ottimizzare le risorse.

Quante volte avrai visto aziende che vendono prodotti destinati alla massa?

Probabilmente la quasi totalità delle volte.

Beh, quell'epoca è finita!

Poteva andare bene quando non c'era concorrenza e quindi la diversità di prodotti che trovavi era minima.

Ma ora, in una giungla di aziende, se non ti specializzi in un target preciso e definito, se non fai focus e ti differenzi, sei spacciato.

Se per esempio apro un B&B nella piazza del mio paese che punta a tutti, alla massa, tutti saranno scontenti del mio B&B.

Perché non troveranno mai un luogo costruito su misura, sulle loro esigenze.

Anzi, troveranno servizi e prodotti non costruiti totalmente per loro, e questo li fa incazzare.

Ah! Se li fa incazzare! ;-)

Quando in un posto non ci troviamo bene è perché non hanno fatto uno studio del target e se l'hanno fatto, siamo capitati nel posto sbagliato, non costruito appositamente per noi.

Inoltre una azienda progettata sulle proprie passioni e su un target specifico ottimizzerà al massimo le sue risorse ed energie, rifucendo al minimo gli sprechi!

Ma ora andiamo ancora più nello specifico.

Una volta fatto il brand briefing dovremo costruire quelle, che nel gergo markettaro si chiamano, user o buyer persona.

Cioè dei veri e propri prototipi di persona, con tanto di nome e cognome, che saranno i nostri clienti ideali.

Con obiettivi, paure, stili di vita, ecc. molto precisi.

Come si fa?

Basta andare in questo sito fantastico e compilare il form: https://ucdc.therectangles.com

All'inizio se non hai abbastanza informazioni puoi anche scriverne alcune in generale, facendo anche ricerche nel web.

Pian piano che andrai avanti dovrai aggiornarle con le informazioni che scoprirai durante il tuo percorso ;-)

Il secondo step: studio dei competitor.

Il nostro posizionamento è tale perché esistono altre persone che vendono prodotti, servizi e valori simili ai nostri.

Ovviamente parlare di come ci si posiziona in un ecosistema richiederebbe un articolo intero.

Che per tua fortuna ho fatto e che puoi leggere qui →

Dato per scontato che tu lo abbia letto in modo approfondito è allora importate andare a studiare i competitor.

E l'unico modo per cui lo facciamo non è quello di copiarli o prendere ispirazione ma per differenziarci.

Io per esempio non guardo mai i miei competitor dopo questa fase.

Durante il mio percorso di crescita aziendale.

Perchè ne sarei inevitabilemente influenzato.

E invece io voglio essere influenzato da altri settori, da altre idee.

Perchè l'innovazione, e te lo dico per esperienza diretta, viene molto spesso da dove meno ce lo aspettiamo.

Dalla biodiversità e dalla fusione di più idee, concetti e stili differenti tra loro.

Perciò quando andiamo a studiare i competitor ci sono delle cose essenziali da comprendere.

Prendi carta e penna e segnateli grandi sulla porta di casa:

1 - Quali sono gli elementi che mi differenziano davvero da loro?

2 - In che modo posso essere migliore e differente da loro nel risolvere i problemi ed esigenze del cliente?

3 - Perchè i prodotti e servizi dei tuoi competitor non soddisfano pienamente il cliente?

Mi sono accorto però che quando faccio consulenza ad alcuni imprenditori/trici non comprendono bene cosa e chi siano i loro competitor.

Per questo voglio brevemente dividerli in modo da renderti chiaro chi devi osservare.

Competitor diretti: sono aziende e persone che vendono le tue stesse identiche soluzioni. Se hai letto il mio articolo sul posizionamento avrai allora fatto in modo da non averne neanche uno ;-) Leggi l'articolo sul posizionamento → Guarda il video sul posizionamento →

Competitor indiretti: sono aziende e persone che vendono le tue stesse soluzioni ma con prodotti e servizi differenti. Per esempio ci potrebbero essere due aziende che hanno lo scopo di far dimagrire il cliente ma con metodi differenti: un nutrizionista, un venditore di integratori alimentari, un personal trainer, ecc.

Competitor clienti: questa tipologia di competitor è la più difficile su cui lavorare, ed è il motivo per cui esiste questo articolo. Sto parlando dei pregiudizi e le paure delle persone. del loro sistema di credenze che li allontana dall'utilizzo dei nostri prodotti.

Ecco qui un video su come analizzare i competitor →

Ecco invece dei tool fantastici gratuiti con i quali puoi analizzare tanti dati della concorrenza:

Google Trends: analizza parole chiave presenti nel web →

Similarweb: analizza siti web di competitor e ricevi info dettagliate sul loro target [è una figata!] →

Il terzo step: la brand identity.

Cosa è una Brand Identity?

Per dirla in modo semplice e chiaro, la brand identity non è altro che la tua carta di identità aziendale.

Come ognuno di noi ha una carta di identità personale, così una azienda ne ha bisogno per arrivare in modo efficace ai propri clienti, trasmettendo in modo coerente i propri valori. 

La brand identity non è composta solo da immagini ma anche da tutto ciò che coinvolge i nostri sensi: il tatto - la vista - l'olfatto - l'udito.

[ESEMPIO: quando vediamo una Ferrari possiamo gustare il colore rosso della carrozzeria, il cavallino rampante nel cofano dell'auto, ma sentiamo sopratutto il ruggito del motore quando arriva. 

Andiamo nel concreto però Lorenzo, cosa devo fare a livello pratico?

Ottima domanda!

La prima cosa da fare è il Brand Briefing per capire chi siamo e creare il mindset del cliente, la seconda è la Brand Identity cioè creare una identità visiva coerente con la vision, i nostri valori e quelli del nostro cliente [a seconda del tipo di progetto anche uditiva, tattile, gustativa, ecc.]

Quindi si parte da:

1 - Il posizionamento. Si decide a chi desideriamo rivolgere tutte le nostre energie e risorse. Il mio articolo dedicato →

2 - Il nome del progetto o dell'azienda e comprae il relativo nome del dominio. Il mio articolo dedicato ➞

3 - Ideazione e costruzione del logo.

4 - Scelta dei colori. Il mio articolo dedicato ➞

5 - Scelta dei font [caratteri tipografici].

6 - Creazione delle textures.

7 - Creazione delle illustrazioni primarie.

8 - Tutto ciò che ti viene in mente da inserire a livello visivo.

Prima di andare al prossimo step è bene ricordarsi una cosa fondamentale!

Sai quale?

Che il logo e qualsiasi elemento di una identità deve andare a sintetizzare bene la complessità del tuo progetto.

Ecco perché i loghi a stock fanno schifo!

Perché non sono stati creati per te ma per tutti.

Non riusciranno quasi mai a rappresentare in modo adeguato la crescita della tua attività.

Infatti se ci fai caso in genere rappresentano prodotti ipotetici che l'azienda potrebbe vendere.

Esempio: Se sei una azienda agricola potrebbe essere una zucchina, una carota, un cavolo, ecc.

Ma ora rispondimi a questa domanda: quante delle grandi aziende che conosci hanno come logo un prodotto che vendono? 

Risposta semplice: quasi nessuna.

Se non alcune che vendono prodotti scadenti dove conta solo il numero e bassi ricarichi.

Perchè mettiamo che tu sia appunto una azienda agricola con una zucchina come logo, e mettiamo che durante il  tuo percorso tu voglia ampliare o cambiare la tua offerta di prodotti, servizi e valori.

Cosa accade?

Che la zucchina diventerà un simbolo inefficace a rappresentare la tua azienda nel suo lungo percorso di crescita.

Per questo spesso la cosa più banale è anche quella più inefficace nel lungo periodo.

Il quarto step: definire i touchpoint.

A questo punto è essenziale andare a costruire il percorso che dovrebbe fare il tuo target per riuscire a raggiungere il suo obiettivo.

In particolare i touchpoint sono i punti di contattato che il nostro brand avrà con il cliente.

I punti in cui riusciremo o potremo comunicare con lui.

Come per esempio: un social, il blog, il podcast, youtube, ecc.

Ma possiamo definire non solo gli strumenti da utilizzare ma anche i contenuti da dover creare per creare fin da subito un rapporto empatico con lui/lei.

Perciò è essenziale andare a creare un vero e proprio percorso scritto grazie al quale possiamo effettivamente andare a comunicare con il nostro ipotetico target.

Questo ci permetterà di poter comprendere, quando testiamo le nostre strategie e contenuti, in che parte del percorso il nostro cliente o pubblico si è "inceppato".

Ma cosa scrivere in questo percorso?

Preparati perché queste sono strategie super avanzate di crescita aziendale rigenerativa!

Innanzi tutto scrivi l'obiettivo che vuoi far raggiungere al tuo cliente al centro di un foglio.

Subito dopo inizia a fare una lista del tuo target diviso a livelli di consapevolezza.

Ma che significa?

Pensaci un attimo.

Non tutte le persone che entreranno in contatto nel tuo ecosistema, con il tuo brand, avranno la stessa percezione del problema che andrai a risolvere.

Alcuni nemmeno ancora avranno mai avuto il problema che tenti di risolvere!

Per questo comunicare con tutti in modo personalizzato è estremamente importante.

Perché ci permette di entrare in empatia con loro.

Il come lo vedremo poi in un altro articolo più avanzato.

Poi, dopo aver suddiviso il target, inizia a scrivere una lista degli elementi essenziali senza i quali il tuo target non può raggiungere l'obiettivo scritto al centro del foglio.

 Quest'ultima lista è necessaria per comprendere quale sia la "ricetta magica" senza la quale non possiamo attivare la magia.

Senza la quale non possiamo rendere il percorso efficace.

Il quarto step è quello di definire quali sono i contenitori di contenuto.

Cioè quali vogliamo che siano i punti di contatto, i touchpoint, con il nostro pubblico.

Per esempio il blog, il podcast, youtube, instagram, tv, magazine, ecc. ecc.

Ovviamente è bene ricordarti che ogni strumento ha un obiettivo e linguaggio differente.

Perciò è bene impararlo per poi eventualmente delegarlo.

Il quinto e ultimo step è quello di definire i contenuti, i prodotti e i servizi che possiamo vendere o veicolare attraverso i touchpoint visti in precedenza.

Ovviamente è bene definirli in base al livello di consapevolezza del problema.

Per esempio se noi siamo una azienda di costruzione di piscine come facciamo ad attrarre persone che non sanno ancora di volere una piscina?

In molti modi.

Andando a presentare contenuti, prodotti e servizi progettati più in "superficie".

Come per esempio vendendo accessori per le cene in giardino come barbecue, taglia prato automatico, ecc.

O scrivendo articoli su quanto sia bello fare feste a bordo piscina con gli amici o sul come possiamo organizzarne una in modo efficace.

Ovviamente esistono molti modi e molti esempi e sono tutti costruiti in base al target.

Il quinto step: progettare i prodotti.

 Una azienda senza una vision forte non ha chance al giorno d'oggi di sopravvivere al mercato.

Ma è altrettanto vero che senza un prodotto sarai sempre inadeguato a crescere con i tuoi progetti.

Per questo, dopo aver definito i touchpoint, bisogna andare a creare un prodotto che spacca!

Ma in che modo?

Come si progetta un prodotto sostenibile?

Un prodotto innanzi tutto è anch'esso un touchpoint e per essere definito come straordinario, deve andare a risolvere problemi reali delle persone.

Problemi del tuo target di riferimento.

Ma come abbiamo nel paragrafo precedente, i livelli di consapevolezza del target sono differenti.

Quindi esistono 2 strade.

O inizi a creare prodotti per il target super caldo, cioè più in grado di comprendere i tuoi prodotti innovativi e di divulgarli, e poi pian piano progetti prodotti "meno in target"  per far arrivare i tuoi clienti al tuo prodotto principale.

Oppure il contrario.

Inizi con prodotti con caratteristiche meno innovative, fino ad arrivare al tuo flag product.

Il tuo prodotto super innovativo che va a rompere il sistema di credenze.

Vuoi sapere qual è la mia strategia?

Se l'azienda è appena nata cerco di puntare subito ad un pubblico caldo.

Un pubblico più in grado di capire in miei valori e di divulgarli successivamente alla massa.

Se vuoi approfondire ti consiglio assolutamente di leggere questo articolo: La Curva di Rogers e l'innovazione: uscire fuori dal capitalismo→

Ma quali sono le cose che dovresti progettare bene per creare un prodotto percepito come straordinario?

Allora, una già la conosci.

Ed è quella di vendere prodotti molto in target.

Che vadano a risolvere problemi specifici per persone specifiche.

Poi un'altra caratteristica è quella dello studiare bene ogni step di consumo.

La cosidetta User Experience che l'utente o acquirente avrà provando il tuo prodotto.

Quindi un esercizio che potresti fare è quello di dividere ogni step di consumo del prodotto che andrai a vendere.

E capire come in ogni singolo step puoi massimizzare il valore che dai e ricevi dai tuoi clienti.

Ogni azione che il cliente compirà dovrà essere scritta e migliorata.

Lo so che all'inizio questra pratica è per molti un pò noiosa, ma è essenziale per migliorare costantemente la nostra proposta d'acquisto.

Ovviamente se ancora non hai una clientela, il mio consiglio è quello di testarla con quante più persone possibili.

Ma non parenti e amici a te cari!

Ma con persone quanto più possibili in target.

Che hanno i problemi  che tu andrai a risolvere.

Se invece hai già una attività il mio consiglio è quello di chiederlo direttamente alla tua community.

Proprio come fanno per esempio le aziende di videogiochi.

Grazie a gruppi chiusi e forum le aziende chiedono ai clienti con cosa gli piacerebbe giocare nei prossimi anni.

E indovina un po?!

In base ai feedback che ricevono, ecco che si ritrovano un prodotto vincente con il minimo sforzo.

Bingo!

Un ultimo consiglio invece che voglio darti è molto semplice ma è l'essenza di tutto quanto.

Ti sei mai chiesto cosa comprano le persone?

Si ok...un prodotto, ma non è sufficiente!

Pensaci molto bene.

Comprano una versione migliorata di loro stessi o un mantenimento del loro status che li soddisfa attraverso quel prodotto.

Pensa ad un trapano. 

Ce l'hai l'immagine davanti agli occhi?!

Si? Utilizziamo allora la tecnica dei 5 perché che hai sapientemente imparato all'inizio di questa guida.

Perchè le persone comprano il trapano?

Perché vogliono fare un buco nel muro.

Perché vogliono fare un buco nel muro?

Perché vogliono attaccare le menzole in soggiorno.

Perché vogliono attaccare le menzole in soggiorno?

Perché vogliono sistemare degli oggetti sparsi per la stanza.

Perché vogliono sistemare degli oggetti sparsi per la stanza?

Perché vogliono avere la sensazione che tutto è sistemato e pulito.

BOOM!

Ecco la soluzione!

Se vuoi vendere un trapano bisogna lavorare in primis sulla sensazione che vuole il nostro target.

In questo caso  che sia tutto sistemato e pulito.

Ovviamente poi possono entrare in gioco altri fattori in base ai nostri obiettivi.

Ma di questo ne parlerò più avanti ;-)

Come si vive delle proprie passioni: costruire il percorso.

Prima di entrare nel vivo di questo paragrafo voglio parlarti di un elemento essenziale che in questo momento ho volutamente dato per scontato.

Sto parlando delle competenze.

Perché se per iniziare una attività seguendo le regole che ti ho appena dato è possibile, invece trasformarlo in un ecosistema più complesso c'è bisogno di avere delle competenze molto differenti e trasversali.

Per questo voglio elencarti e condividere con te quelle che hanno fatto la differenza nel mio percorso.

Aggiungendo solo alcune delle letture che potrebbero servirti ;-)

1 - Brand Posioning - Designing brand identity di  Alina Wheeler, Cromorama di Riccardo Falcinelli, Positioning. Come farsi vedere e sentire in un mercato sovraffollato di Al Ries, Focus - Il futuro della tua azienda dipende dalla focalizzazione di Al Ries, Strategia oceano blu, vincere senza competere di W. Chan Kim.

2 - Marketing  e psicologia - La mucca viola, farsi notare in un mondo tutto marrone di Seth Godin, Questo è il marketing di Seth Godin, Le armi della persuasione di Robert Cialdini, Presuasione di Robert Cialdini, La nobile arte della persuasione: La magia delle parole e dei gesti di Giorgio Nardone, Il linguaggio del cambiamento di Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick, L’arte del cambiamento di Paul Watzlawick e Giorgio Nardone, Partire dal perché di Simon Sinek.

3 - Sistemi complessi - Il Tao della Fisica di Fritjof Capra, Verso una Ecologia della mente di Gregory Bateson, Vita e Natura: una visione sistemica di Fritjof Capra, Pensare per sistemi. Interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile di Donella Meadows.

Ma perchè sono fondamentali le competenze?

Voglio spiegartelo accompagnadoti in un viaggio.

Immagina di essere in un museo.

In una stanza molto ampia, ben illuminata e dalle pareti completamente bianche.

Il profumo di lavanda delle essenze ti accompagna dolcemente nel tuo tour culturale.

Al centro della stanza c'è un bellissimo vaso in terracotta sorretto da un piedistallo in plexiglass per farlo arrivare ad altezza viso.

Tutto intorno al vaso, al centro, c'è pitturata una storia molto antica.

Come nella colonna di Traiano a Roma, dove viene raccontata tutta la conquista della Dacia da parte dell'imperatore romano.

Ora immagina che per girare intorno al vaso, per fare solo un metro alla volta, ti serva una competenza specifica.

Cosa accade?

Che per vedere tutta la storia e poter camminare così intorno al vaso dovrai avere più competenze.

E più saranno trasversali tra loro, più sarai in grado di...

Di fare cosa?

Di fare connessioni tra loro.

Di immaginarti il seguito della storia senza aver bisogno di vederla tutta.

Sarai in grado di comprendere in modo sempre più profondo la complessità.

Tutte le interazioni, le connessioni e relazioni che un sistema ha.

Quindi più competenze avrai e più sarai in grado di leggere la realtà in modo profondo ed evolutivo.

Figo vero?!

Ecco perché le persone multipotenziali io li chiamo "creatori di biodiversità".

Se non sai cosa sono i multipotenziali ecco un link che potrebbe interessarti →

Perchè sono quelle persone che esistono, hanno il ruolo nell'universo di creare progetti e aiutarli a crescere.

Impararando mille competenze differenti.

A volte davvero molto trasversali tra loro.

Proprio perché così hanno la capacità di trovare le connessioni ed avere più consapevolezza della complessità.

E soprattutto la capacità innata ma allenata di poterla ricreare.

Costruire il percorso: delineare gli strumenti.

Come ho già spiegato nel paragrafo dei touchpoint, è necessario delineare una strada, un percorso che il nostro utente o cliente farà in base anche al suo livello di consapevolezza del problema e dell'obiettivo che noi vogliamo fargli raggiungere.

La stessa cosa vale non solo per i prodotti e i contenuti che andreamo a creare per lui ma anche per gli strumenti che vorremo utilizzare per raggiungerlo.

Quindi ecco la risposta all'affermazione che spesso mi fanno gli imprenditori/trici: ora voglio fare l'ecommerce cosi inizio a guadagnare!

La risposta è dipende.

Ma dipende da cosa?

Dall'obiettivo che vogliamo raggiungere, il target, la strategia utilizzata ed il livello di consapevolezza del target.

Non è possibile per esempio utilizzare Facebook o YouTube allo stesso modo per tutte le tipologie di target.

Ed ecco qui che dividerei i "Contenitori di contenuto" cioè gli strumenti che utilizziamo per veicolare i nostri contenuti, in due tipologie.

Contenitori di contenuto: content discovery.

Letteralmente significa "scoperta di contenuti" e sono tutti quei contenitori con cui possiamo venire a contatto con i nostri clienti meno consapevoli o con argomenti meno approfonditi.

Si ok Lorenzo ma quali sono?

Te lo dico subito!

Alcuni li possiamo possedere e controllarne l'efficacia, altri no.

I primi sono: Facebook, Instagram, Linkedin, Pinterest, Twitter, Tik Tok, ecc.

I secondi invece che non possiamo controllare sono: tv [a meno che non ne siamo proprietari ;-P], magazine, radio, ecc.

E tutti questi contenitori sono lo strumento in cui il nostro target entra in contattato con noi per iniziare ad esplorare il nostro ecosistema.

Per iniziare il percorso che noi avremo costruito perfettamente per lui.

Alcuni di questi sono diventati più complessi permettendo un uso e consumo dei contenuti più a livello profondo.

Come per esempio Instagram grazie alle stories, reels, IgTv, Guide, ecc.

Contenitori di contenuto: content consumption.

Poi ci sono quei contenitori che ci permettono di creare una relazione profonda con il nostro target.

Con il nostro pubblico.

E sono quei "luoghi" in cui la persona può rimanere minuti, a volte ore a consumare i nostri contenuti.

Per fare un piccolo elenco potrei citare: Blog, Sito web, YouTube, Podcast, Videocorsi, Libri, Ecommerce, ecc.

Sono quei contenitori che si trovano più vicino all'obiettivo e al livello di consapevolezza che serve al nostro cliente o pubblico per raggiungerlo. 

Ovviamente la vera difficoltà sarà quella di creare una sinergia tra essi e collegarli nel modo giusto.

Nel modo in cui sarà difficile per il nostro cliente staccarsi dalla qualità che andremo a proporgli.

E come si fa?

Semplice.

Attraverso una strategia efficace.

Costruire una strategia efficace.

Spesso le persone si concentrano troppo spesso sugli strumenti e poco su quello che li fa funzionare: avere un obiettivo e una strategia.

Infatti un ottimo strumento è tale nel momento in cui riesce ad esprimere al massimo la creatività di una strategia.

Ma partiamo quindi dalle basi.

É molto importante per definire una strategia avere chiaro l'obiettivo che vogliamo raggiungere.

Perché senza obiettivo andremo a casaccio senza uno scopo.

E non esiste nulla di più deleterio per la crescita di un ecosistema progettuale.

Sia che si stia creando una foto, un video, un qualsiasi contenuto è molto importante farsi sempre questa domanda: Per chi è questo contenuto? Qual'è l'obiettivo che voglio raggiungere con questo contenuto?

A questo punto, una volta risposto dobbiamo delineare una strategia.

Ma in base a quale filosofia?

Quella della massima resa con il minimo spreco di energie.

Cioè il massimo risultato che potremo ottenere ma con il minimo utilizzo di risorse ed energie.

Inoltre la strategia spesso varia molto in base anche al livello di crescita di un ecosistema aziendale.

Se ci troviamo nella prima fase di creazione nella maggior parte dei casi è molto più importante concentrarsi su una crescita dovuta al posizionamento che a test continui dei feedback del nostro pubblico.

Ma ovviamente va trovata la giusta dose di tutto in base alla situazione.

In realtà se ci pensi una strategia già l'abbiamo delineata.

Ma quando?

Quando hai scritto tutti i touchpoint. 

Perchè in realtà hai tutti gli elementi essenziali a disposizione per raggiungere l'obiettivo.

Sai i livelli di consapevolezza del target.

Sai quali sono i contenitori di contenuto da utilizzare.

Sai che contenuti e prodotti devi creare per attrarli e fargli fare un percorso.

Manca solo una cosa.

Delineare gli elementi essenziali che servono per permettere alle persone che ti seguono di raggiungere l'obiettivo.

 Per esempio se vendessi un dentifricio ecosostenibile quali potrebbero essere gli elementi essenziali che devono esserci per creare la magia?

Amore per la sostenibilità, amore per la natura, consapevolezza che la cura dei denti previene carie, previene maggiori spese nel lungo periodo, ecc.

Questi elementi sono essenziali per un motivo essenziale. :-P

Perché devi fare in modo di ricreare questi elementi nella tua clientela altrimenti non arriveranno mai a comprendere il tuo prodotto o contenuto.

Senza quegli elementi non potrai ricreare quella magia primordiale che permette una delle nostre caratteristiche identitarie più forti.

Sai quale?

Pensaci un attimo.

Sto parlando dell'empatia.

Dell'entrare in profonda relazione con gli altri.

Se non sai bene quali potrebbero essere i problemi o gli argomenti di cui parlare con il tuo pubblico ti consiglio un tool davvero spettacolare.

Sto parlando di Answer The Public con il quale puoi trovare tutte loe ricerche una persona potrebbe fare rispetto ad una data parola chiave.

Provalo a questo link → 

Come si vive delle proprie passioni: conclusioni.

Ovviamente come potrai pensare non esiste un percorso unico e lineare da seguire per vivere delle proprie passioni.

Ma quello che ho cercato di darti è semplicemente il percorso che io stesso ho seguito ed affinato in oltre 15 anni di studio, consulenza ed imprenditoria rigenerativa.

Perciò questo non è una soluzione per i tuoi problemi ma un metodo, un percorso che potrai mettere in moto ogni volta che ne avrai bisogno.

Sono i primi step per gettare le basi alla tua casa.

Sono le scintille con le quali potrai accedere il fuoco fino a farlo divampare.

E ricordati che vivere delle proprie passioni è un percorso molto tortuoso e difficile.

Un percorso che anche i più temerari non osano attraversare.

Ma vivere di ciò che amiamo, essere connessi costantemente con il piacere ha un duplice effetto.

Il primo è che ispira te stesso a migliorarti ogni istante della tua vita.

A mettere energia nel cambiamento che te stesso desideri.

Ad essere nel tuo flusso dell'esistenza.

Ma la seconda è la vera rivoluzione!

Ascolta bene.

VIvere delle proprie passioni ispira gli altri a fare lo stesso per la propria vita.

Generando un cambiamento, che se alimentato nel modo giusto, potrà accellerare la nuova era.

Un'era con più relazione.

Relazione con noi stessi, gli altri e la nostra preziosa casa: il pianeta.

E ricorda sempre: possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. Ma la vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della propria luce.
Platone

Non averne paura ma impara invece a lasciarla splendere sempre più forte.

Ogni giorno della tua vita.

Un abbraccio,

Lorenzo

 

Psicologia del colore: esprimi la tua biodiversità.

La scelta del colore per un progetto personale o aziendale è forse uno dei fattori più importanti visivi che esistano. E sceglierne uno efficace è essenziale per avere il successo che desideriamo. I consigli che troverai nell'articolo fanno parte di pratiche che normalmente applicano le grandi aziende ma che solo pochissime piccole e medie imprese conoscono.

Sei pronto/a?! Dai forza diamoci dentro!

Psicologia del colore: inizia dalla clientela.

Tutti noi durante la nostra vita siamo bombardati da una miriade di colori e sfumature che solo a volte riusciamo a capirne l’importanza: cioè quando attirano la nostra attenzione.

Il colore è uno dei mezzi più veloci che permette uno scambio di informazioni velocissimo, comprese quelle meno evidenti ed ovvie. [Per esempio il colore acceso di una bacca velenosa ci avvisa della sua pericolosità - ci dice: “ti prego non mangiarmi!].

Una curiosità: Lo sai perché un’ape non visita i fiori di colore rosso? Semplice…perché non riesce a vederli, in particolare un certo tipo di gradazione del rosso. Il motivo? i fiori rossi non hanno come impollinatori le api ma altri insetti. 

In poche parole la percezione che ognuno ha dei colori è dato dalla selezione e quindi dall’evoluzione.

IMPORTANTE - I fiori di colore rosso non hanno come clienti le api e quindi le api non li vedono.

Perciò il colore anche nel mondo naturale ha un ruolo fondamentale per la riuscita delle sue dinamiche e così anche una azienda, per arrivare al suo pubblico in modo efficace, ha bisogno di scegliere quello adatto ai suoi valori.

Si ma come si fa?!

Prima si definisce il nostro targetpoi si scelgono i colori adatti al nostro pubblico. 

Psicologia del colore: i nostri valori.

Dietro ai colori ci sono studi immensi e tutt’ora in continua evoluzione.

Però grazie ad essi abbiamo una base per capirne le caratteristiche e quindi scegliere quello più adatto a noi.

Esiste, per chi non lo sapesse, una “psicologia dei colori” dove ogni colore trasmette un certo stato d’animo e una certa emozione.

Quindi diventa importante per la nostra azienda o progetto scegliere quello, o quelli, che più si adattano al nostro caso.

Capire la clientela e riuscire a percepire in che modo reagisce agli stimoli è fondamentale per la riuscita delle nostre idee.

ALLORA INIZIAMO - Per scegliere in modo strategico e consapevole è necessario partire dalla nostra carta di identità aziendale: VISION - MISSION - TARGET; perciò sintetizziamo i nostri valori e a chi sono rivolti, poi facciamo una lista per fermare i concetti.

Ora possiamo vedere insieme quali sono le emozioni che ogni colore suscita:

 

infografica psicologia del colore

 

Come potete notare ogni colore suscita una emozione differente e può essere utilizzato per veicolare in modo efficiente i nostri valori progettuali o aziendali.

IMPORTANTE - Potete confrontare la vision della vostra scheda di progettazione [brand briefing che avete scaricato qui] e i colori qui sopra. Riuscite a trovare delle analogie?

La scelta del colore può essere dato da molti fattori. 

Diciamo che hai due possibilità nella scelta dei colori per la tua azienda.

La prima è allinearti al tuo settore.

Per esempio il colore predominante per le aziende agricole è sicuramente il verde. Perchè il verde trasmette molto bene i valori "tipici" di queste aziende.

Oppure puoi differenziarti.

Se sei una azienda agricola biologica che però ha come business core i corsi di formazione in azienda, potresti scegliere per esempio l'arancio invece del verde.

Ovviamente questo è solo un esempio ma ogni caso specifico va studiato nei minimi dettagli.

Devi essere molto bravo a scegliere il colore giusto, che ti permette di arrivare in modo efficace alla clientela.

Devi allenarti a vedere cosa fa la concorrenza e decidere come ti vuoi muovere tenendo conto anche della tua visione e sistema dei valori.

Ogni colore, oltre a suscitare una emozione, viene utilizzato con delle motivazioni bene precise, con un uso specifico, vediamone alcuni:

 

infografica psicologia del colore parte 2

Psicologia del colore: differenziazione.

Qualche anno fa la banca ING DIRECT ha dato un importante messaggio alla sua clientela.

La quasi totalità delle banche hanno un colore che bene rispecchia i loro valori aziendali: il blu. Con quel colore stanno dicendo ai loro clienti: “stai tranquillo, metti i soldi nel nostro conto perché è sicuro e perché la nostra è una banca onesta”.

In questo scenario la ING DIRECT ha invece fatto una cosa molto strategica! Cosa?!

Ha presentato, al contrario dei suoi competitors, un conto, sopratutto diretto ai giovani, di colore ARANCIONE. Perché?!

Perché stava dicendo ai suoi clienti: “ Ho creato per voi, sopratutto giovani, un conto SMART , INNOVATIVO, è un conto online dove puoi gestire i tuoi soldi in modo INDIPENDENTE e, perché no, anche DIVERTENTE! [verificate con la scheda se le emozioni del colore
arancione sono coerenti con i valori trasmessi dalla ING DIRECT].

La ING DIRECT per distinguersi e per veicolare i propri valori in modo efficace ai clienti ha utilizzato il colore arancione [e anche il nome, perché il conto si chiama CONTO ARANCIO]. 

ANALOGIA - In quel momento chi osservava il mercato bancario vedeva un foglio totalmente colorato di blu con all'interno solo un cerchio di color arancione. Che dite si nota?! Così per la legge del contrasto, la ING DIRECT è riuscita a differenziarsi ed ad arrivare ai propri clienti in modo strategico.

Psicologia del colore: i colori divisi per settori.

Nel corso del tempo i colori hanno occupato un ruolo all’interno dei vari settori lavorativi o associativi tanto da rappresentarne la categoria.

Per esempio il colore rosso è utilizzassimo nel settore alimentare, nell’intrattenimento e nello sport. Come abbiamo già visto nella scheda, il rosso è utilizzato per utilizzare l’eccitamento e la compulsività.

CASE STUDY - Pensate al colore rosso della COCA-COLA, il rosso rappresenta l’eccitamento per antonomasia. Sia perché ci dice comprami sullo scaffale, sia perché rappresenta il prodotto in sé [il caffè all’interno della bevanda rappresenta molto bene l’eccitazione]. 

Però ovviamente non tutto il settore alimentare è rosso. Basta pensare al settore degli alimenti biologici o quello dei prodotti alimentari “benessere”.

Vendere una marmellata biologica con il colore rosso potrebbe essere un azzardo poiché le emozioni che suscita mal si abbinano ai valori del settore bio. [Probabilmente il verde, il marrone, il giallo, ecc. potrebbero rappresentarlo in modo migliore]. 

RICORDA - Ma non sempre un solo colore rappresenta al meglio i nostri valori, infatti molte aziende ne scelgono almeno due, sia per aumentare in noi la memoria [due colori si ricordano meglio di uno], sia per avere uno strumento comunicativo più adattivo ai nostri valori.

Se vuoi approfondire e fare un viaggio all’interno il mondo dei colori nella storia dell’uomo, ti consiglio questo libro, che mi ha aiutato a capire quanto sia radicato nell’uomo la codifica dei segnali che il nostro cervello riceve attraverso il colore.

Il titolo del libro è CROMORAMA del Designer Riccardo Falcinelli, scritto in modo molto divertente e semplice. Davvero un ottimo acquisto! 

Psicologia del colore: conclusioni.

La scelta dei colori è quindi fondamentale per la riuscita di qualsiasi progetto, sia che sia aziendale o personale.

I colori sono un mezzo eccezionale per veicolare SENSAZIONISTATI D'ANIMO ed EMOZIONI.

Ogni colore ha un significato preciso nel tempo storico di riferimento e nel luogo dove viene utilizzato [per esempio nella cultura italiana il bianco è spesso simbolo di purezza, invece per molte culture asiatiche è simbolo di lutto], perciò dovremo stare molto attenti, per utilizzarlo in modo efficace, al target di riferimento.

Spero con questo articolo di averti aiutato a capire meglio l’importanza del colore e a saperlo utilizzare con cura per trasmettere le vostre passioni in modo efficiente al vostro pubblico.

Un caro saluto,

Lorenzo

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Posizionarsi nel mercato come farebbe un ecosistema.

L’aria mattutina è frizzantina e tutti siamo seduti in cerchio davanti l’insegnante. È il primo giorno di workshop del nostro corso di formazione per imprenditori biologici ed eco-friendly. Adelaide sta spiegando la biodiversità ai nuovi corsisti in modo concitato e appassionato. Ad un certo punto però succede una cosa che ha sconvolto letteralmente la mia visione della vita. Spesso basta una scintilla e a catena inizi a comprendere molte cose.

Vuoi sapere cosa è successo?! Allora reggiti forte perché sarà un lungo viaggio nel mondo selvaggio della natura.


Posizionarsi come farebbe un ecosistema: la biodiversità.

Tantissime volte ti sarà successo di sentire questa parola. 

Forse la usi così tante volte per descrivere la tua attività che è già diventata ovvia o scontata.

Ma cosa è effettivamente la biodiversità?

In realtà il concetto è molto semplice ma non la sua comprensione in modo profondo.

Secondo Wikipedia: La diversità biologica è la varietà di organismi viventi nei loro rispettivi ecosistemi. https://it.wikipedia.org/wiki/Biodiversità

Io però amo chiamarla in un altro modo perché la rende più pragmatica e di semplice comprensione.

La biodiversità non è altro che una delle più grandi strategie di sopravvivenza della natura.

Ma cosa intendo dire con questo?!

Ognuno di noi si crea nella propria vita dei piani. 

Delle strategie per sopravvivere a questo mondo così complesso.

Per esempio Manuela nella propria vita adotta le seguenti strategie:

1 - Il piano A / ha una azienda agricola biologica di ortaggi.

2 - Il piano B / la sera disegna illustrazioni che vende online dei suoi animali.

3 - Il piano C / ha delle famiglie di api con le quali vende del miele e qualche altro prodotto dell’alveare.

Questi piani sono le sue strategie di sopravvivenza.

Come dice il grande psicoterapeuta Giorgio Nardone fondatore della Terapia Strategica Breve: “Comportati sempre in modo da aumentare le possibilità di scelta”.

In poche parole se nella tua vita hai più strategie da utilizzare, quando un piano fallisce c’è ne è subito un altro a rimpiazzarlo. 

E questo ci permette di non disperarci di fronte alle avversità ma di essere sempre dinamici e forti.

Inoltre questo sistema oltre a formare la nostra vita continuamente ci permette di imparare dai nostri errori e fallimenti.

Ci permette di evolverci, di migliorarci.

Quindi ora ti rifaccio la solita domanda: cosa è davvero la biodiversità?

Sono i tanti piani della natura che usa per sopravvivere ai cambiamenti. 

Così ha più chance di sopravvivere.

Sicuramente questi discorsi già li conoscerai. 

Ma ora voglio spiegarti cosa è davvero successo quel giorno mentre Adelaide spiegava la biodiversità.

Mentre la ascoltavo la mia mente ha avuto un flash.

Ha comparato l’ecosistema con il mercato, la nicchia ecologica con la nicchia di mercato.

L’uomo, oltre ad essere una delle tante strategie della natura, è anche a sua volta uno dei più grandi creatori di strategie.

Comprese quelle utilizzate per far funzionare una azienda.

E quelle strategie utilizzano le stesse regole della natura. 

Perciò se vuoi sopravvivere con la tua azienda nel mercato devi saperti adattare ai cambiamenti.

E come si fa? 

Te l’ho già spiegato ;-)

Differenziandoti.

Differenziando le proposte, differenziando i prodotti, differenziando la clientela, differenziando l’immagine che dai della tua azienda, differenziandoti in tutto.

E comunicarlo in modo efficace, attrattivo e strategico.

Ma perché differenziarsi? 

La risposta è molto semplice.

Ti ricordi cosa ti ho detto riguardo le api in questo articolo: Come scegliere i colori più efficaci per la tua azienda o progetto?

Te lo ripeto brevemente.

Le api non si posano su fiori di alcune tonalità di rosso.

Lo sai perché? 

Semplice quanto geniale.

Perché le api non sono gli impollinatori di quel tipo di fiori.
Analogia: i fiori di colore rosso non hanno come clienti le api e quindi le api non li vedono. 

Quindi è necessario differenziarsi per farsi notare e attirare i tuoi impollinatori, quelli simili a te.

Quelli della tua stessa nicchia ecologica. 

Posizionarsi come farebbe un ecosistema: la nicchia ecologica.

Spero che a questo punto il quadro inizi ad essere più chiaro.

Ma per aiutarti in questo ragionamento vorrei spiegarti ancora una cosa prima di illustrarti il processo di progettazione di una azienda.

Per questo voglio farti una domanda.

Una domanda che a tanti apparirà scontata. 

Cosa sta causando la chiusura delle imprese qui in Italia?

La maggior parte mi risponderanno: la burocrazia, le tasse e la politica. 

Ovviamente sono parte del problema ma non il problema stesso.

La verità è che la mancanza di adeguati strumenti di progettazione, di competenze nei nuovi mezzi di comunicazione e la mancanza di una visione ha reso le aziende italiane inadeguate al cambiamento.

Le ha rese obsolete e non in grado di semplificare l’enorme mole di informazioni di cui siamo circondati. 

E sono molti gli imprenditori che non hanno le competenze per sopravvivere a questo mercato.

Al loro mercato di riferimento.

Forse sembrerà scontato ma voglio dirti un’altra cosa.

Una cosa che cambierà la tua percezione delle cose.

Che lo si voglia o meno, ognuno di noi si posiziona all’interno del mercato in modo più o meno cosciente e preciso.

Se hai una azienda lo stai facendo anche tu in questo momento.

Questo perché è semplicemente una delle leggi più importanti della natura: il posizionamento.

Per esempio io conosco tante aziende apistiche o agricole biologiche che hanno come valori la sostenibilità ambientale e la tutela dell’ambiente e in modo automatico si posizionano in quella fetta di mercato. 

Con il loro linguaggio, con i loro valori e con il loro sistema di credenze attirano persone e clienti con gli stessi valori.

Ma il problema è che non essere consapevoli di questo processo, nel tempo ci porta dei danni enormi.

Perché non ci permette di avere il controllo della nostra direzione.

Del nostro obbiettivo primario: la vision.

E così con questo cambiamento climatico tante aziende agricole, anche sostenibili si stanno estinguendo.

Perché non hanno gli strumenti per focalizzarsi sulla loro nicchia di mercato.

Per produrre dei prodotti davvero vincenti per la loro piccola nicchia ecologica.

Si, facile a dirsi, ma come si fa?

Stringendo il nostro focus su una nicchia precisa.

All’interno del mercato di riferimento che andiamo a prendere generalmente c’è un leader e al massimo un altro coLeader.

Entrare in quella nicchia ti farà combattere per le risorse per sopravvivere.

Solo che essendo già satura, con già un leader, ti farà fare una lotta per poche risorse rimaste.

E la lotta oltre ad essere spietata è una guerra che si fa sopratutto sui prezzi. 

E per chi ha come valore fondamentale la qualità, competere sui prezzi è impossibile.

È una battaglia che non può vincere.

 

nicchia di mercato con leader

 

Quindi, come puoi vedere dall’immagine qui sopra, l’unica via rimane quella del posizionarti al di fuori del mercato e iniziare a divulgare i tuoi valori e le tue competenze alla tua nicchia di mercato appena creata.

Diventando poi nel tempo leader di quella nicchia.

Acquisendo sopratutto competenze specifiche e potenzialità adatte al cliente.

Ah dimenticavo però di dirti una cosa fondamentale!

Cosa è una nicchia ecologica?

Cioè Lorenzo…ti eri scordato di dirmi la cosa più importante?!

Hai ragione mi sono dilungato, ma ora rimedio subito. 

La nicchia ecologica secondo l’Enciclopedia Treccani:

nìcchia ecològica Spazio occupato da una specie o da una popolazione all'interno del suo habitat, inteso non come spazio fisico, ma come ruolo e funzioni che gli individui svolgono in un ecosistema, o anche come il modo in cui una specie utilizza le risorse dell'habitat in cui vive.

http://www.treccani.it/enciclopedia/nicchia-ecologica/

Se facciamo una analogia con la nicchia di mercato il risultato è impressionante.

Perciò prima mettiamoci nei panni della tua azienda.

Non so se tu hai un logo, una vision, dei colori aziendali ecc., ma come abbiamo già detto prima, sappiamo entrambi che tu lo sappia o meno in questo momento ti stai posizionando in un luogo e tempo ben preciso della nicchia.

Solo che se non hai fatto un lavoro per focalizzarti, per restringere il tuo focus, la clientela sarà composta dalla massa.

Da tutti. E come si dice puntare a tutti è come puntare a nessuno. 

Perché le tue risorse sono spalmate su più prodotti e servizi.
Le tue energie dissipate in più fronti senza essere ottimizzate.

Non puoi avere delle procedure chiare e semplici da utilizzare perché la tua clientela non è omogenea, ha valori, gusti e stili di vita molto differenti.

Perciò sarai sempre inappropriato.

Ma ora che hai capito come funziona puoi finalmente migliorarti!

Si ma come si fa?!

Eccoci arrivati al cuore del discorso!

Posizionarsi come farebbe un ecosistema: diventa leader.

Sembra scontata ma è proprio una bella domanda.

Tenendo presente che non esiste un solo metodo efficace, posso dirti quali sono le strategie che a me hanno funzionato.

Ricordati sempre di avere un metodo che ti permetta di raccogliere e analizzare i dati per poterli utilizzare per il tuo miglioramento.

Diffida sempre dei risultati facili e veloci.

Però prima di continuare voglio darti una idea di quello che penso davvero.

Di quello in cui credo fermamente.

Credo che davvero molte persone, la maggioranza di noi, voglia stare sulla vetta della montagna.

Ma sopratutto che in pochi si rendano conto che ciò che conta veramente è il percorso per raggiungerla. 

Detto questo possiamo iniziare con le strategie ;-) 

Innanzi tutto un imprenditore dovrebbe avere sicuramente padronanza delle risorse all’interno della nicchia.

E per avere la padronanza bisogna avere molte competenze.

Ma forse due/tre sono le più importanti: la prima è avere una visione e la seconda è la conoscenza dei mezzi per raggiungerla. 

Secondo Simon Sinek un’azienda è “attrattiva” e viene percepita come leader del mercato se comunica in questo modo: https://www.youtube.com/watch?v=_CBLekm9Xx0&t=7s

Questo perché avere una vision chiara e divulgarla nella maniera più efficace ci permette di attrarre nella nostra nicchia ecologica i nostri simili.

Questo accade anche nella nostra vita privata.

Pensa alle persone con cui vai in vacanza o i tuoi amici più stretti.

Sono persone che malgrado abbiano un carattere diverso dal tuo, hanno gli stessi valori di vita.

Ed è proprio per questo che sono le persone che più facilmente riescono a comprendere quello che dici, i tuoi stati d’animo e le tue idee.

Perché sono sulla stessa lunghezza d’onda.

Ovviamente non tutti i nostri clienti saranno totalmente simili nei nostri valori ma quelli che lo saranno avranno maggiori possibilità di essere i nostri True Fan.

I nostri più affezionati clienti. 

Non pensare però che il marketing sia fregare la gente.

Anche se abbiamo tantissimi brutti esempi in Italia e nel mondo di cattivo marketing.

Marketing significa semplicemente essere degli esseri umani. 

Significa comunicare nel modo più strategico ed efficace possibile.

Non significa far credere cose che non esistono ai nostri clienti.

Quella si chiama truffa non marketing.

Io credo che se vendi dei prodotti di alta qualità al tuo target di riferimento, cioè prodotti di cui loro hanno veramente bisogno, che risolvono i loro problemi, non vedo perché sia sbagliato essere comunicativi. 

Essere strategici.

Infatti mi fanno ridere le persone che odiano il marketing pensando che sia solo uno strumento manipolatorio.

Lo è se vendi dei prodotti di scarsa qualità a persone non interessate.

Cioè il marketing che veniva fatto negli anni ’50 e di cui ancora siamo pervasi [call center, email marketing aggressiva, trattative forsennate sui prezzi, ecc.]

Oggi fare marketing significa una cosa soltanto. 

Creare una vera relazione con il cliente, instaurarci un vero rapporto di amicizia.

Non come essere amici, ma essere veramente amici. 

Per questo utilizzare le parole “marketing relazionale” secondo me è un controsenso. 

Usare questo tipo di marketing significa semplicemente comunicare in modo empatico i nostri valori e prodotti.

Semplicemente essere gentili, chiari e appassionati con il cliente. 

Scusate la parentesi ma era importante farla per chiarire alcuni concetti chiave.

Quindi prima cosa crearsi un sistema di progettazione comunicativo ed identitario.

Puoi scaricarlo e compilarlo subito iscrivendoti gratuitamente alla mia newsletter. ;-) CLICCA QUI

Una volta compilato in tutte le sue parti avrai chiaro quali siano le tue potenzialità e la tua vision.

Lorenzo mi sono perso un attimo, ma cosa è veramente la vision? Come faccio a focalizzare la vision? 

Hai ragione forse ho messo sul fuoco troppe informazioni. 

Allora facciamo un passo indietro.

Ti aiuto a capire.

La vision è quello che ci muove veramente.

È la nostra visione della vita.

È il PERCHÈ facciamo quello che facciamo. 

E non solo nel personale è così ma anche all’interno delle aziende.

Per esempio nella nostra visione personale potrebbero esserci dei figli, o una realizzazione sul lavoro, o vivere su un’isola caraibica.

Non va giudicata.

È ciò che siamo e vorremmo essere. 

Stessa cosa vale per una azienda. 

È il suo obbiettivo più lontano nel tempo. Il suo sogno nel cassetto.

Faccio due esempi per farti capire bene.

IKEA: Creare una vita quotidiana migliore per la maggioranza delle persone.

BARILLA: Aiutiamo le persone a vivere meglio, portando ogni giorno nella loro vita il benessere e la gioia del mangiar bene.

Questi sono i perché di queste due aziende.

Come puoi notare, le vision sono poco pragmatiche ma permettono di sognare in grande, di farti ispirare da ciò che davvero ti dicono le tue passioni e i tuoi sogni.

Per la parte pragmatica c’è poi la mission [ve la spiegherò in un altro articolo].

Posizionarsi come farebbe un ecosistema: i sensi.

Come ho detto nel paragrafo precedente, abbiamo bisogno di 2/3 cose fondamentali per acquistare il podio della nostra nicchia.

Ed essere considerati Leader.

La prima è appunto avere una visione.

La seconda conoscere i mezzi per acquisire risorse.

Il primo mezzo da conoscere è sicuramente quello di progettazione dell’identità aziendale.

Che puoi scaricare cliccando questo link.

Quello che utilizzo io lo puoi utilizzare con tutti i tuoi progetti, anche se vuoi fare una cena a tema tra amici.

È la base del Brand Positioning.
Senza quello difficilmente una azienda riesce a sopravvivere ai cambiamenti che gli si pongono di fronte.

Il secondo mezzo sono le competenze nel lavoro che svolgi.

Riguardo questo argomento ti posso dire veramente poco [anche perchè chi meglio di te può conoscere il tuo lavoro?] se non di accrescerle il più possibile: leggendo, facendo workshop, corsi online, seguendo webinar, gruppi facebook, ecc. 

È il tuo lavoro e se lo ami vedrai che riuscirai a trovare il tempo per accrescere queste competenze ;-)

Il terzo strumento sono i tuoi sensi.

Si hai capito bene, i tuoi sensi: vista, olfatto, tatto, odorato.

Sono i mezzi con il quale percepisci il mondo. 

Sono la base del mio lavoro. Del Brand Designer.

E questi mezzi si possono allenare.

Io per esempio per allenare la vista alla bellezza, tutte le mattine quando sono in bagno o quando sono in pausa pranzo, mi guardo i siti web dei più grandi designer, architetti, artisti del mondo.

Così facendo alleno tutti i giorni i miei occhi a quelle forme, a quelle curve che inizialmente mi sembrano così strane e sofisticate. 

Solo allenando i miei sensi “alla bellezza” posso creare nella mia azienda dei prodotti competitivi sul mercato e che davvero siano belli per la mia nicchia di mercato.

Spesso questo passo viene totalmente saltato nella formazione degli imprenditori ma è essenziale al raggiungimento dei tuoi obbiettivi.

Ma oltre a questo, in che modo possono aiutarti i tuoi sensi a raggiungere i tuoi clienti?

Semplice quanto efficace. 

Creando una Brand Identity. 

Se non sai bene di cosa sto parlando puoi l’articolo qui di seguito: https://www.lorenzovalentini.com/business-design/43-quali-sono-gli-step-necessari-alla-creazione-dei-tuoi-progetti

La Brand Identity è, semplificando molto, il modo in cui vuoi farti percepire dalla tua clientela.

È il modo in cui vuoi farti percepire deve essere comprensibile e condivisibile dalla tua clientela.

Eccone un esempio che ho fatto per una azienda: https://www.lorenzovalentini.com/home/natupa 

Inoltre essa non comprende solo elementi visivi. 

Anzi.

Più sarai in grado di creare elementi comunicativi utilizzando tutti i sensi, più riuscirai ad arrivare ai tuoi clienti in modo efficace.

Ecco qui sotto un disegno che rende chiaro quanto sia importante la differenziazione e la comunicazione dei propri valori in modo coerente.

Che dite l'arancione si nota in mezzo a tutti i puntini neri?!

  

differenziazione

 

Ma come fare ora a creare il proprio ecosistema?!

Beh, come prima cosa direi a questo punto di creare un punto vendita.

Ovviamente non prima di aver creato dei prodotti ad hoc per il nostro target di riferimento. 

Prodotti di altissima qualità e valore.

Prodotti che risolvono problemi o soddisfano esigenze della nostra clientela.

Prodotti in linea con la tua vision.

A questo punto non possiamo che creare e progettare il nostro punto vendita.

Digitale e/o analogico che sia. 

Ma poiché quelli analogici già li conosciamo, quali sono i punti vendita digitali?

Avete presente il negozio di vestiti sotto casa dove comprate le scarpe da quando eravate bambini?

Beh adesso esiste anche online.

E il supermarket dove la mamma faceva la spesa la sera quando usciva dal lavoro? 

Esiste anche quello online.

Si Lorenzo lo sapevo che ci sono negozi online!

Non pensare sia così scontato. 

In molti non si rendono conto che l’online non è altro che l’estensione del mondo analogico. 

Non solo.

Il mondo digitale è reale quanto quello analogico.

Lo sai cosa sono i social network che tante persone disdegnano? 

Sono dei luoghi pubblici o privati digitali.

Ci sono luoghi che noi solitamente frequentiamo nel mondo analogico: feste, cene tra amiche, yoga con la vicina di casa, ecc. 

Stessa cosa ci sono persone che frequentano Facebook [che ha un suo funzionamento preciso interno], altre instagram, altre ancora Pintrest o Linkedin, ecc.

In poche parole i social sono la nostra evoluzione comunicativa. 

Una implementazione al mondo analogico.

E alle persone che continuano a ribadire che i social hanno contribuito a distruggere i rapporti umani voglio dire una cosa

I social sono dei mezzi!

È come incazzarsi con l’auto che è andata addosso ad un albero mentre guidavamo ubriachi!

Il mezzo è inanimato e se ne frega di noi. 

Se una persona è maleducata nei social, lo è anche fuori dai social.

Purtroppo c’è tutta una massa di persone che non avendo abbastanza informazioni sul loro funzionamento, mette un muro rifiutandoli categoricamente. 

Ma lo rifiutano ghettizzandosi da soli. 

Perciò imparare ad utilizzare al meglio questi strumenti digitali non solo ti permette di distinguerti e sopravvivere ma anche di cavalcare questo cambiamento arrivando a vendere i tuoi servizi e prodotti di qualità dall’altra parte del mondo.

Come la natura ci insegna: quando una cosa non serve più si estingue.

Compreso le aziende che non sanno più dare prodotti di alta qualità.

Semplicemente perché non si sono adattati ai nuovi strumenti, sia di produzione che di comunicazione.

 

Posizionarsi come farebbe un ecosistema: ricapitoliamo.

Per dare un senso e un posto a tutto quello che ho spiegato fino ad ora, voglio regalarti queste infografiche. 

Malgrado sembrino semplici e facili da capire, sono il frutto di anni di lavoro nel campo dell’agricoltura sostenibile e del brand design. 

Non solo.

La maggior parte delle persone, ma sopratutto degli imprenditori, ignora completamente i meccanismi e le informazioni contenute al loro interno.

Perciò fanne buon uso perché ti permetteranno di avere una consapevolezza e percezione della tua azienda in modo completamente diverso.

Ecco come ti ho promesso, le preziose informazioni.

 

infografica ecosistema

Combattere per le risorse.

In un ambiente gli esseri viventi lottano per la sopravvivenza accaparrandosi le risorse. Quando una nicchia diventa satura e combattere per le risorse diventa davvero difficile c’è bisogno di operare una differenziazione di mercato [creare una nuova nicchia] per accedere a nuove risorse ed essere riconosciuti come leader. Solitamente però gli ambienti non sono chiusi e le risorse non sono limitate e fisse ma in continua evoluzione e portate all’entropia perciò ciò che diventa indispensabile è proprio il Brand Position [che posizione occupa la tua azienda nel mercato e nella mente del cliente].

 

Cosa succede se si entra in una nicchia già satura?

Entrare in un mercato già saturo, senza risorse, comporta con grande probabilità, l’estinzione della specie. Come esempio abbiamo la maggioranza delle piccole partite iva che aprono in questo momento storico senza conoscere il Brand Positioning.

 

 

infografica nicchia ecologica

In che modo sopravvivere alla saturazione della nicchia ecologica?

Quando le aziende sono maggiori rispetto alle risorse disponibili, uno dei modi più efficienti per sopravvivere rimane quello di aumentare le proprie competenze, conoscere gli strumenti per accaparrarsi le risorse, differenziarsi aprendo una nuova nicchia di mercato [spesso più verticalizzata rispetto alla prima] e quindi sopravvivere al cambiamento. 

Perciò è necessario focalizzarsi su una nicchia ben precisa, acquisendo delle competenze specifiche per quella nicchia.

Questo perché se utilizzi le stesse strategie e soluzioni dei competitor, se vuoi somigliare a loro, se ti ostini ad avere più professioni o nicchie senza avere le giuste competenze [senza essere ADATTO] la natura ti chiude i battenti.

Perciò è necessario appunto differenziarsi e ottimizzare le risorse. 

Questo perché non basta avere una immagine coerente con il lavoro che svolgi e la tua clientela ma bisogna ottimizzare i processi lavorativi al fine di avere i caratteri giusti per il nostro tipo di clientela, che risolvano i loro problemi.

   

infografica differenziazione

Principio di coerenza. 

Una volta creata una nuova nicchia ecologica, è molto importante andare a creare un sistema di comunicazione coerente in tutti i suoi livelli.

Ma sopratutto un sistema che inizi ad attrarre clienti anche dalle altre nicchie, clienti più “specializzati” e più in linea con la nostra vision e sistema di credenzerispetto alla vecchia nicchia di appartenenza. 

In poche parole avremo un doppio vantaggio rispetto ai nostri vecchi competitor.

La prima è che non verremo percepiti come competitor dai nostri vecchi competitor, anzi ci vedranno come diversi e specializzati in modo differente.

La seconda è che inizieremo ad attrarre anche clienti dalla nostra vecchia nicchia di provenienza, clienti più in linea con i nostri valori, sistema di credenze e quindi prodotti.

Es. Ad un certo punto in agricoltura è nata l’esigenza di creare una nuova nicchia più attenta all’etica ambientale e alla biodiversità [il biologico]. I primi ad essere entrati in quella nicchia sono diventati Leader ed hanno iniziato ad “attrarre” clienti che prima appartenevano alla macro-nicchia agricoltura. In sintesi l’agricoltura biologica è stata una nuova nicchia ecologica ora in espansione e che probabilmente nel tempo sostituirà quella convenzionale.


Questo principio si basa sul fatto di andare ad “attrarre” grazie alla comunicazione, sopratutto persone simili a noi, con i nostri stessi valori [che diventeranno più facilmente dei true fan - i nostri sostenitori più importanti e fidelizzati].

Solo così saremo considerati dai nostri clienti Leader della nicchia ecologica. 

Posizionarsi come farebbe un ecosistema: conclusione.

Al giorno d’oggi avere le informazioni che hai appena appreso all’interno di questo articolo può davvero fare la differenza.

Possono darti la spinta nei tuoi progetti aziendali e personali, ma sopratutto sopravvivere e cavalcare il cambiamento.

Lo stesso cambiamento che ogni istante è presente nelle nostre vite.

Creare una nicchia ecologica [o di mercato ;-) ] e attrarre persone affini alla tua visione e sistema di valori è fondamentale per raggiungere grandi risultati.

Non è importante avere tanti cliente ma averne pochi ma fidelizzati.

E ricorda sempre non sono i clienti che risolvono i tuoi problemi ma sei tu che devi risolvere i loro. 

Solo così potrai gettare le basi di numerosi progetti che potranno cambiare, perché no, il destino dell’umanità.

Un abbraccio,

Lorenzo

ecosistema, nicchia ecologica, business sostenibile, posizionamento

Come trovare un nome che spacca per il tuo progetto o per la tua azienda.

Cosa è il naming: inizia la magia.

Come si trova un nome efficace per la tua azienda o progetto? Alla fine di questo articolo sarai in grado di utilizzare il metodo creativo che c'è dietro la scelta di un nome e di capire cosa è importante per sceglierne uno in modo strategico. "Ho letto una volta in un libro che una rosa con qualsiasi altro nome avrebbe sempre il suo profumo, ma non sono mai stata capace di crederci. Non credo che una rosa sarebbe altrettanto bella se si chiamasse cardo o cavolo cappuccio." [LM Montgomery]

Sei pronto/a?! Dai allora, divertiamoci!

Diciamocelo, ognuno di noi è più o meno affezionato al proprio nome. Quando chiamiamo una persona con il proprio nome, inconsciamente gli attribuiamo tutta una serie di valori e caratteristiche della persona stessa. Il nome è perciò l'essenza di chi lo porta. La sua "anima". Ragazzo cammina sulla collina con il tramonto.

Quindi come è importante per noi persone lo è anche per i nostri progetti e per le nostre aziende.

Cosa è il naming: le caratteristiche di un nome efficace.

Devo deludere anche questa volta gli amanti della verità assoluta. Purtroppo, o per fortuna, non esiste una unica soluzione a questa domanda.

Però esistono delle linee guida dettate dai risultati e dalla praticità che tanti progetti e aziende hanno raggiunto.

Perciò il nome per essere efficace, deve avere delle particolari caratteristiche che lo rendono unico: SEMPLICE - ORIGINALE - ARMONICO - MEMORIZZABILE - EVOCATIVO.

Ah cavolo più semplice a dirsi che a farsi!

Non preoccuparti, insieme riusciremo a trovarne uno per il progetto dei tuoi sogni!

 

1° STEP: RICERCA E METODO CREATIVO.

Per arrivare a trovare un nome adatto esistono vari metodi e soluzioni. Io personalmente ne uso due contemporaneamente per aumentare l'efficacia delle mie creazioni.

Innanzi tutto vi devo spiegare brevemente che esiste un pensiero lineare [razionale] e un pensiero laterale [creativo].

Di cosa stai parlando?! Ecco qui la spiegazione:

 

PENSIERO LINEARE

Il pensiero lineare è un ragionamento che si avvale appunto della ragione per trovare una soluzione. Si parte perciò dalla risoluzione del problema dalle considerazioni più ovvie e scontate fino ad arrivare alla soluzione, tramite la logica si segue un percorso preciso.

PENSIERO LATERALE

Il pensiero laterale, a differenza del precedente, cerca punti di vista alternativi e creativi prima di trovare una soluzione. Ovviamente in questo ambito esistono tantissime modalità di ricerca e brainstorming. 

 

Per far capire la differenza tra i due posso fare una analogia che vedrete risulterà efficace: il pensiero lineare è come quando andiamo a fare una passeggiata in città e partiamo dal punto A per arrivare al punto B.

Cioè camminiamo su una strada di cui già conosciamo il percorso.

Invece nel pensiero laterale è come quando andiamo a fare una passeggiata in città senza avere una metà, sorretti solo dalle nostre gambe e dalla nostra curiosità. 

Entrambe le esperienze danno sensazioni differenti e risultati differenti.

Nel mio caso le uso entrambi. Ma in che modo?!

Per esempio se sono all'inizio del mio lavoro, quando ho bisogno di molte idee, uso il pensiero laterale.

1. Scrivo al centro di un foglio un nome che caratterizza il progetto o l'azienda che andrò ad analizzare in modo creativo.

2. Successivamente inizierò a scrivere, sparsi nel foglio, tutte le connessioni che mi vengono in mente e che rafforzano il concetto. 

3. Poi scrivo accanto ad ognuno dei nomi delle connessioni principali, una lista di altri concetti che mi vengono in mente su ognuna delle connessioni precedentemente scritte. 

4. Fatto questo mi rilasso soddisfatto del mio lavoro. Almeno uno o due giorni. Lascio lavorare l'inconscio.

5. Riprendo il mio foglio e inizio in modo analitico e lineare a scartare ciò che è buono con ciò che non è un granché.

6. Adesso ho una base su cui lavorare per iniziare la ricerca. Inizio a prendere libri, dizionari, enciclopedie e cerco un nome con le caratteristiche della mia vision - mission - clientela e del mio brain storming.

 

CASE STUDY

Argomento: Ho bisogno di trovare un nome per la mia marca di vestiti per bambini di cui sono stilista. Sono vestiti dedicati in particolare alle passeggiate con la famiglia, trekking e vacanza.

La sensazione che devono dare deve essere di esplorazione e avventura ed è dedicato sopratutto alle giovani famiglie in quanto il linguaggio utilizzato sarà scherzoso ed informale. [tutto questo lo trovate nella vostra Vision - Mission - Clientela].

1. Inizio a scrivere il nome al centro del foglio che più caratterizza l'attività o il progetto: VESTITI.

2. Inizio a scrivere tutte le parole che mi vengono in mente inerenti all'argomento. VESTITO - BAMBINI - FAMIGLIA - MONTAGNA - VACANZA - MARRONE - SELVAGGIO - ECC.

3. Inizio a scrivere tutte le parole che mi vengono in mente con le parole chiave scritte sopra:

VESTITO: lana - cotone - caldo - accogliente - colore - stoffa - tatto

BAMBINI: correre - latte - morbidezza - fame - esplorazione - rosa - dolcezza

FAMIGLIA: unione - forza - amore - persone

MONTAGNA: forza - esplorazione - marrone - bianca - alta - burrone - cima

VACANZA: relax - felicità - piacere - unione - sole - sereno - mare - montagna

MARRONE: colore - calore - biologico - terra - forza

SELVAGGIO: natura - vento - verde - audace - esplorazione - forte - indomabile

4. Fatto questo mi rilasso soddisfatto del mio lavoro. Almeno uno o due giorni. Lascio lavorare l'inconscio.

5. Riprendo il mio foglio e inizio in modo analitico e lineare a scartare ciò che è buono con ciò che non è un granché.

6. Adesso ho una base su cui lavorare per iniziare la ricerca. Inizio a prendere libri, dizionari, enciclopedie e cerco un nome con le caratteristiche della mia vision - mission - clientela e del mio brain storming.

Cosa è il naming: i problemi da affrontare.

Quello che vi ho mostrato nel paragrafo superiore è uno dei metodi per trovare un nome in modo strategico. Ma non basta.

In un mondo ormai digitale è importante per una azienda avere un nome che si riconosca e si differenzia dai suoi competitor, ma non basta, bisogna avere anche...il nome del dominio!

Si hai capito bene! Il nome del tuo eventuale sito web!


Una volta trovati alcuni nomi che ci piacciono dobbiamo verificare la loro disponibilità nel web. Ci sono molti siti che vendono domini e basta inserire il nome all'interno della barra di ricerca per verificarne la disponibilità. Uno di questi: https://www.whois.com 

Si ma quale scegliere?! .com .it .org?! Niente panico ti aiuto io ?

Innanzi tutto un privato cittadino può avere quanti siti web desidera e quando compriamo un dominio [il nome del sito] in genere compriamo anche lo spazio fisico che ci permette di inserire all'interno in nostro sito web. [Semmai ve ne parlerò successivamente in un altro post dedicato].

Il mio consiglio è quello di acquistare un dominio .it se state lavorando con una clientela esclusivamente italiana, se invece volete lavorare con una clientela nel mondo [o comunque pensate in un futuro prossimo di farlo] allora meglio un dominio .com [inizialmente questa estensione era nata esclusivamente per il settore commerciale].

C'è da dire che ormai che i motori di ricerca sono in grado di distinguere la lingua usata all'interno del proprio sito web, perciò il mio consiglio è di scegliere quello che preferite guardando anche però il discorso estetico.

Non comprate un .it se scrivete i contenuti e il titolo del dominio solo in inglese [salvo rare eccezioni rispetto al target a cui ci rivolgiamo].

Comunque i più utilizzati sono .com .net e .org

Il mio consiglio, nel momento in cui avete verificato la disponibilità del nome sul web, è quello di acquistare il servizio redirect che vi permette di comprare e quindi "fermare" il nome a un costo basso, poi quando andremo a creare effettivamente il sito web modificheremo l'offerta e pagheremo la differenza per un servizio più completo. Per chi non lo sapesse la redirect è un sito web che reindirizza ad un altro. 

Perciò quando volete comprare un dominio solo per il nome senza costruirci all'interno un sito web il mio consiglio è quello di comprare un servizio redirect. 

Puoi anche iscriverti al podcast per approfondire l'argomento con la puntata dedicata al Naming. Ci ho inserito tanti consigli e tips che credo possano aiutarti! ISCRIVITI AL PODCAST

Cosa è il naming: la scelta facile non è quasi mai la migliore.

Online si trovano molte soluzioni "facili" per creare un nome, un logo e costruire un sito web.

Però il problema è che malgrado siano ottimi strumenti in mano a dei professionisti, sono dei coltelli in mano a chi non ne sa nulla.

Questo perchè non è lo strumento che ci dà il controllo ma siamo noi con le nostre risorse interne e competenze che possiamo plasmare la realtà come ci piace.

Per fare un esempio: avrai visto sicuramente la miriade di siti web che vendono migliaia di loghi online.

Però malgrado ai più inesperti possa sembrare utile comprare un logo a 50€, in realtà quei loghi possono farti chiudere i battenti in poco tempo.

Lo sai perchè?!

Perchè non sono costruiti su misura per te.

Non esprimono la tua essenza e perciò non sono riconoscibili ed identificabili.

Non so se te ne sei accorto ma vendono sempre nomi o loghi che rappresentano il prodotto che andrestri a vendere.

Per esempio se sei una azienda di ortaggi il logo sarà una zucchina, una carota, una fattoria; e il nome sarà zucchina felice, carrots land, ecc.

Ma come ti ho detto in precedenza un logo, un colore e sopratutto un nome non devono essere mai banali [a meno che non vogliamo
vendere prodotti di basso livello], ma devono esprimere bene quella che è la tua visone e valori ad un target ben preciso.

Perciò ti dò due consigli.

O ti affidi a degli esperti del settore per costruire la tua brand identity o devi studiare molto.

Creare un logo attrattivo e trovare un nome efficace richiede delle competenze che in molti danno per scontato.

Perchè sono elementi visivi e tutti pensano di poter dare delle opinioni professionali solo per il fatto che riescono a vedere.

Ma la vista, come ho già spiegato in altri articoli, si può allenare.

Anzi per un imprenditore è importantissimo farlo.

È fondamentale per capire in che direzione vanno le mode del mercato e aggiustare l'asset aziendale.

Cosa è il naming: conclusione.

La scelta del nome è fondamentale per la riuscita dei vostri progetti personali o aziendali. E' la parte più visibile dal cliente, è il vostro segno più distintivo e quindi và scelto con molta cura.

Ricordatevi però di non essere mail banali nella scelta. Studiate i competitor e scegliete un nome che vi permette di differenziarvi in modo unico.

ESEMPIO: se ho una azienda che alleva cani, non è un buon metodo quello di chiamare l'azienda IL CANE FELICE - è troppo scontato e banale, meglio utilizzare un nome che non ricordi direttamente quello che facciamo, ma che lo faccia a livello evocativo, che ce lo ricordi tramite le sensazioni che suscita.

La differenza tra qualcosa di buono e qualcosa di grande è l’attenzione ai dettagli.
[Charles R. Swindoll]

Un abbraccio,

Lorenzo

naming, scegliere nome azienda, nome impresa

logo lorenzo valentini
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