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Cos'è la Natura e perché ha poco a che vedere con l'ambiente.

Cos'è la Natura e perché ha poco a che vedere con l'ambiente.

Cos'è la Natura e perché ha poco a che vedere con l'ambiente? Molto spesso senza neanche renderci conto utilizziamo la parola "natura" in modo poco efficace. Malgrado sia una delle parole probabilmente più utilizzate nella nostra vita quotidiana, è anche una delle parole più complesse da comprendere nel nostro vocabolario. Infatti oltre ad avere molti significati esprime in profondità uno dei concetti più meravigliosi e straordinari esistenti. Racchiude in sè il concetto stesso dell'esistenza.

Sei prontə per una nuova avventura?! Si inizia!


Cos'è la natura: l'ambiente materiale.

Spesso parliamo di "natura" o utilizziamo la parola "natura"  per indicare l'ambiente e quindi tutto il mondo materiale che è intorno a noi.

"L'altro giorno ho fatto una bella passeggiata in mezzo alla natura!" oppure "Bellissimo questo bosco, una natura davvero rigogliosa!" sono tutti esempi di questo concetto.

Utilizziamo quindi la parola "natura" per indicare un luogo esterno da noi.

Le persone che hanno questo concetto vedono la natura come un ambiente rigoglioso, spesso verde [non a caso la Green Economy lo sia], pieno di animali e piante.

Ma questa visione, che forse è la più sentita, è molto antropocentrica.

Non solo.

Crea una netta spaccatura tra ciò che è "naturale" ed "artificiale".

Lo sai perché?

Perché in questo concetto l'uomo non fa parte della natura.

L'uomo è un essere che "sta al di fuori" e quindi tutto ciò che compie e che fa non è "naturale".

Si dice quindi "artificiale".

E per molte persone, soprattutto ambientaliste, una cosa artificiale è una cosa sbagliata e nociva.

Ma siamo sicuri che questo sia il concetto più efficace di "natura"?

Io stesso sono anni che mi batto proprio per eliminare questa barriera.

Che non ci ha permesso di evolverci e di rientrare nel nostro flusso dell'esistenza.

Cos'è la natura: l'universo stesso.

Ma se la Natura non è neanche l'ambiente materiale che ci circonda [rocce, piante, animali, ecc] o almeno non è solo quello, allora cosa è?

Un concetto che io stesso condivido e che porto avanti a spada tratta, è quello che l'uomo non è un esterno spettatore ma è egli stesso all'interno della natura.

Se cambiamo questo semplice paradigma tutto avrà un altro senso.

Tutto diventerà molto più semplice e chiaro.

L'uomo fa parte della natura e quindi egli stesso è natura.

E di conseguenza è natura tutto ciò che egli compie e fa.

Se l'uomo è natura allora quindi di conseguenza lo sono anche il telefonino, la macchina, il computer, ecc.

Ma non solo.

Lo sono anche i suoi comportamenti.

E quindi la domanda successiva è: è giusto che l'uomo sia arrivato tramite i suoi comportamenti a far collassare gli ecosistemi?

Purtroppo molto spesso subentrano in questa domanda mille risposte ambientaliste [la maggior parte] che non condivido.

Affermare: "stiamo distruggendo il pianeta" oppure "stiamo distruggendo la natura" è un grandissimo nonsense.

Che deriva da una visione poco sistemica.

Lo sai perché?

Perché la natura sopravvivrà tranquillamente con o senza di noi.

Il problema semmai è un altro.

Quello che stiamo distruggendo non è la natura, ma è l'equilibrio dell'ecosistema-pianeta nel quale la nostra specie ed altre simili [soprattutto quelle di tipo K] si sono evolute e cresciute.

E nelle quali sopravvivono.

Quindi l'assurdità non è questa.

Ma è che attraverso l'esagerazione delle nostre pratiche umane, stiamo mettendo a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza e quella di altre migliaia di specie simili.

Invece per assurdo, ma poi non tanto, stiamo aiutando a crescere le specie che utilizzano strategie di crescita di tipo R, che vivono e prolificano in ambienti più in disequilibrio.

Come funghi, batteri, alcune specie di piante, alcune specie di insetti, ecc.

Ma anche se la crisi climatica sterminasse il 90% delle specie esistenti come è già successo nel passato, la natura non solo ripartirebbe, ma aumenterebbe molto probabilmente nel tempo la sua biodiversità per aumentare le sue chance di sopravvivere [è già successo e noi stessi siamo figli proprio di una di quelle estinzioni di massa].

Ed ecco quindi che appare chiaro che il fallimento [o come chiamo chiamarla io Entropia] è la più grande leva al cambiamento.

Boom!

Ma quindi in questo concetto ecologico e sistemico cosa è la "natura"?

La natura è l'essenza stessa dell'esistenza.

La natura è tutto.

Noi esseri umani, piante, animali, rocce, pianeti, stelle, la gravità, la luce, l'energia e così potrei continuare all'infinito.

Perché la natura è un grandissimo flusso di energia in continuo movimento e mutazione.

É quella che noi chiamiamo più banalmente: Universo.

É ciò che molte religioni monoteiste chiamano: Dio o Allah, ecc.

É uno ma è anche molteplice.

La natura è il tutto.

Ecco perché siamo nei casini.

Ma come mai la natura permette che l'uomo possa estinguersi?

Semplice.

Perché è così che funziona una delle sue più grandi strategie: l'evoluzione [figlia della biodiversità].

E l'uomo come tutto nell'universo, rientra in questa strategia.

La natura utilizza la biodiversità per avere tante possibili soluzioni di sopravvivenza.

Alcune di essere vivranno e cresceranno e in modo molto diverso tra loro.

Altre invece moriranno e si estingueranno.

Quelle che saranno meno in grado di adattarsi ai cambiamenti.

Quelle che non serviranno più allo scopo, obiettivo o funzione dell'universo.

Ma sulle ceneri di quelle che moriranno ne nasceranno tante altre in grado di sopravvivere, di nascere, evolversi ed espandersi.

Ma dipenderà solo da loro se saranno in grado di adattarsi.

Se saranno in grado di trovare la sostenibilità.

Se saranno in grado di trovare l'equilibrio.

Ed ecco quindi che in questo concetto più ampio, le strategie per rigenerare l'ambiente non sono una soluzione diretta alla crisi climatica.

Ma sono una conseguenza ad un equilibrio interiore di ogni singola persona.

Noi stiamo utilizzando senza accorgercene, con la mentalità ambientalista, le stesse strategie che hanno causato questa crisi climatica, sociale ed ambientale.

Utilizzare una borraccia al posto delle bottiglie di plastica è importantissimo per aumentare l'equilibrio dell'ecosistema, ma non sono un punto di partenza.

Sono la diretta conseguenza di una vita in equilibrio.

Sono la diretta conseguenza di una persona felice che è in armonia con se stessa e quindi [di conseguenza] con l'ambiente che la circonda.

L'eco-ansia come la maggior parte delle disfunzioni nascono proprio da questo.

Da non l'aver compreso proprio questo semplice concetto.

Abbiamo paura del collasso dell'ecosistema perché proiettiamo la nostra mente in uno scenario apocalittico ipotetico futuro.

Ma questo è controproducente perché non ti permette di sognare, di creare da visioni virtuose e di abbondanza [proprio come farebbe la natura].

Di conseguenza mettiamo in moto delle abitudini che riteniamo virtuose non per piacere, ma per paura di fallire.

Quindi anche se forse riusciremo ad uscire fuori da questa crisi climatica, avremo però costruito una società al collasso psicologico.

Una società basata sui fondamentalisti, sull'odio e l'intolleranza.

Pensate sia tanto diverso un vegano fondamentalista che grida con odio verso pensieri differenti, rispetto ai movimenti anti-migranti dei nostri giorni?

Queste persone pensano che l'odio e la rabbia si combattano con altro odio e rabbia.

Invece l'odio si combatte solo in un modo.

E purtroppo è quello più difficile di tutti.

Perché si combatte con un'arma che non tutti sono disposti a tirare fuori.

Si chiama compassione e amore.

Ecco perché è difficile creare un mondo sostenibile.

Perché come per l'impollinazione, devono verificarsi contemporaneamente tutta una serie di fattori e in modo abbastanza fluido quasi da sembrare davvero un miracolo.

Bisogna prima di tutto fare in modo che ogni uomo e donna riesca ad esprimere se stesso e la propria biodiversità.

Che riesca a compiere lo scopo per cui ognuno di noi è nato: essere una chance di sopravvivenza della natura.

Poi serve che grazie a questo, si costruisca una comunità che riesca a dirigere il cambiamento ma mai sopprimendo le differenze e la creatività.

Perché sono il motore stesso della resilienza e dell'innovazione.

Quindi dell'evoluzione.

Ma a quel punto avremo già risolto il problema ambientale.

Sai perchè?

Perché il problema oggi della nostra mancanza di visione ed immobilismo rispetto alle tematiche sociali ed ambientali è dovuto soprattutto [ma non solo] al fatto che abbiamo le persone sbagliate nei luoghi sbagliati.

Quasi ogni persona esistente nel mondo, fa un lavoro che non gli piace, ha una vita basata su un sistema di credenze che non è il suo e quindi fa una vita repressa e di privazioni psicologiche.

Pensa cosa potrebbe accadere se mettessimo in ogni luogo persone con grande passione per quello che fanno.

Probabilmente potremo assistere ad una delle più grandi rivoluzioni esistenti.

Se invece di dire ai nostri figli "fate un lavoro sicuro, che vi permetta di stare tranquilli" dicessimo "fate il lavoro che sognate, siate chi vorreste essere", allora saremo in grado di cambiare radicalmente il mondo che oggi conosciamo.

Cambiando un semplicve paradigma.

Ma come dice Donella Measows, i paradigmi sono le cose più difficili da cambiare in un sistema complesso. 

Cos'è la natura: conclusioni.

Dopo queste parole risulta chiaro come l'uomo non sia solo uno spettatore o fautore esterno alla natura.

Ma come sia parte integrante di essa come ogni altra specie esistente nell'universo.

In stretta connessione come in una danza cosmica meravigliosa.

Oggi il pianeta non sta affatto collassando o morendo, ma sta cambiando il suo equilibrio.

Che però è lo stesso equilibrio in cui si è evoluta e cresciuta la nostra specie.

Se mai l'uomo dovesse estinguersi, dopo di noi nasceranno nuove specie che si adatteranno più o meno al nuovo equilibrio.

Questo è il semplice ciclo della vita.

Sta a noi accettarlo e rientrare nel nostro flusso dell'esistenza.

Che non significa vivere la nostra vita passivamente o nella paura di un cambiamento.

Ma significa mettere energia nello stesso obiettivo del sistema complesso più grande.

Dove tutti noi siamo racchiusi: appunto la Natura.

Ma qual è allora Lorenzo lo scopo della natura?

Ovviamente se sapessi rispondere a questa domanda sarei probabilmente miliardario come Bill Gates, ma mi sono fatto una mia idea.

Sai qual è?

Quello di essere complessa.

Aumentare le proprie connessioni [biodiversità], auto-organizzarsi [evolversi aumentando la propria complessità], crescere, morire e tramite la morte permettere ad altre forme di vita di continuare il ciclo.

Un ciclo infinito di trasferimento di energia.

Allora...che ne dici, sei pronto/a ad essere dei nostri?!

Blue Economy: cos'è e perché è una rivoluzione.

Blue Economy: cos'è e perché è una vera rivoluzione.

Blue Economy: cos'è e perché è una vera rivoluzione? Spesso quando si pensa ad una economia sostenibile si pensa al colore verde della Green Economy. Questo perché purtroppo il movimento sostenibile si è sempre focalizzato quasi esclusivamente sulla salute del nostro pianeta e dell'ambiente, senza però mai comprendere seriamente che la salute del pianeta non è una causa ma una conseguenza di una malessere umano molto più profondo. Quindi con la Green Economy stiamo essenzialmente provando a curare un sintomo e non la malattia. E come facciamo ad uscire da questa matassa? Attraverso un modello di un altro colore: la Blue Economy!

Sei prontə?! Si inizia!


Blue Economy: cosa non è? 

Innanzitutto come piace a me voglio darti una chiave di lettura diversa da quella che trovi in giro per il web.

Sono ormai 10 anni che la mia agenzia di crescita imprenditoriale Hyphae, la prima in Italia, basa proprio tutto il suo modello di crescita proprio sui principi della Blue Economy e del Regenerative Business.

E quindi questi concetti non li ho solo letti ma li provo e testo ogni giorno della mia vita su decine di aziende.

Compreso le mie.

E quindi voglio partire da un'altra domanda la cui risposta spesso non è chiara: cosa NON è la Blue Economy?

1 - La Blue Economy non è un nuovo modello di gestione della flora e fauna marina.

Non ha quindi nulla a che vedere con il mare come purtroppo sembra suggerire il nome.

2 - La Blue Economy, come ho trovato in tanti articoli, non è un ramo della Green Economy.

Non ha quindi nulla a che fare con la Green Economy se non nei suoi valori.

E spesso, anche quelli, sono molto differenti.

Ma partiamo dalla base.

Se ti fa piacere ed hai una impostazione accademica, ti farà piacere partire dalla sua etimologia e significato, estrapolato da wikipedia.

Eccola qui di seguito.

Wikipedia: L'economia blu è un modello di economia a livello globale dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia. Rappresenta uno sviluppo dell'economia verde: mentre quest'ultima prevede una riduzione di CO2 entro un limite accettabile, l'economia blu prevede di arrivare ad emissioni zero di CO2 e come la green economy si preoccupa di utilizzare energia ricavata da fonti rinnovabili e di creare prodotti "sostenibili." Il modello è stato proposto da Gunter Pauli nel libro The Blue Economy: 10 years, 100 Innovations. 100 Million Jobs. L'obiettivo dell'economia blu non è di investire di più nella tutela dell'ambiente ma, grazie alle innovazioni in tutti i settori dell'economia che utilizzano sostanze già presenti in natura, di effettuare minori investimenti, creare più posti di lavoro e conseguire un ricavo maggiore. L'economia blu si basa sullo sviluppo di principi fisici, utilizzando tecniche scientifiche come la biomimesi, un settore ancora poco conosciuto che si fonda sullo studio e sull'imitazione delle caratteristiche delle specie viventi per trovare nuove tecniche di produzione e migliorare quelle già esistenti.

Okkei!

Forse avrei dovuto scrivertene una io perché dentro queste parole ci sono una marea di inesattezze.

Ma va bene così, andiamo per gradi.

Dal fallimento della Green Economy.

Quanti di noi sentono parlare di Green Economy in questo periodo?

Praticamente tutti siamo bersagliati da migliaia di messaggi positivi riguardo al fatto che sia il nuovo modello di sviluppo che ci tirerà fuori dal caos, per non dire merda, in cui ci troviamo.

Non per fare sempre il guastafeste ma credo fermamente che la Green Economy sia solo una grande illusione.

Un modello creato più o meno consciamente dalle multinazionali, per continuare a detenere il controllo del mercato.

Ma non facciamoci prendere dal panico e soprattutto dal complottismo.

Andiamo per gradi.

Qual è l'obiettivo della Green Economy?

Quella di ridurre il nostro impatto sull'ecosistema pianeta riducendo la CO2.

Utilizzando che metodo?

Quello del rendere più efficienti i sistemi di lavoro, gestione, produzione, ecc. per fare in modo da ridurre il più possibile gli sprechi di risorse ed energie.

Perfetto Lorenzo, questo lo sappiamo tutti!

Si è vero, ma non ti sembra che manchi qualcosa?

Non ti sembra che non ci sia nessun cambio di paradigma ne di modello rispetto a quello che ha causato la crisi economica, sociale ed ambientale in cui ci troviamo?

Cioè di fatto la Green Economy vuole mantenere inalterati i valori, i modelli di sfruttamento delle risorse e delle persone ma rendendoli più efficienti, con minori sprechi.

Cioè si vuole rendere più sostenibile un modello di sviluppo insostenibile!

Non solo.

In che modo vogliamo misurare questa pseudo sostenibilità?

Grazie ai cosidetti OSS  [Obiettivi di sviluppo sostenibile - Sustainable Development GoalsSDG] dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite che chiunque lavori nel campo sostenibilità ne parla in modo super positivo e come panacea ai nostri mali.

Invece se ci pensi un attimo vogliamo semplicemente  misurare i parametri di sostenibilità di un sistema aimé insostenibile.

Ma Lorenzo, quando ti sei accorto di questa incogruenza?

Quando ho analizzato i dati di una grandissima azienda italiana, società Benefit e con un alto punteggio B-Corp.

Lo sai cosa fa questa azienda considerata leader della sostenibilità nel suo settore?

Il reparto risorse umane, durante il colloquio di assunzione delle sue future dipendenti, chiede loro se vorranno o no avere figli.

Ti rendi conto?!

Oltre ad essere incostituzionale fa anche schifo dal puntio di vista umano.

Senza approfondire poi ulteriormente sulla gestione aziendale a dir poco anni '50, con un forte accentramento del potere nelle mani di poche persone e assumendo spesso persone della stessa cerchia familiare per detenerne il controllo in caso di un loro pensiero non proprio in linea con l'azienda.

Ma la vera domanda è un'altra.

Eccola qui di seguito: perchè malgrado accadano queste cose, l'azienda ha comunque alti punteggi di sostenibilità? [Questa è la domanda chiave che mi sono posto].

Semplice.

Perchè questi parametri non sono inseriti nelle domande di misurazione della sostenibilità delle B-Corp.

Perché appunto, si vuole misurare la sostenibilità di un modello insostenibile nel profondo.

Un modello che non funziona ma che ormai è entrato nella normalità. 

É entrato nel nostro modo di pensare quotidiano.

Purtroppo non esistendo un modello costruito su altri valori, visioni o parametri, e quindi non ci rimane altro che misurare quello che abbiamo.

Un sistema che per quanto Green, comunque prende le risorse spesso in modo incontrollato ed inquinante. Produce prodotti creando rifiuti, pressione sulle persone, inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, ecc. Li immette nel mercato creando rifiuti, forti disparità tra paesi in via di sviluppo e "ricchi", ecc. Li butta distruggendo gli ecosistemi e i territori dove vengono smaltiti i rifiuti, talvolta e troppo spesso presenti nei paesi in via di sviluppo.

E la Green Economy non vuole cambiare i valori su cui si fonda tutta questa distruzione.

Anzi.

Vuole solo renderne più efficienti i processi.

Siamo quindi ancora sicuri che sia la strada giusta?!

Blue Economy: il sistema complesso.

Tutto questo accade perché la Green Economy non ha compreso una cosa.

Che noi esseri umani siamo natura, esattamente come ogni altra cosa o essere vivente nell'universo.

E quindi utilizziamo le stesse identiche leggi di sopravvivenza.

Siamo dei sistemi complessi.

Esattamente come gli ecosistemi.

E in un sistema complesso non esiste l'impatto zero.

O meglio, esiste ma in un contesto di rigenerazione.

Cosa intendo dire?

Per capire questo concetto farò un esempio davvero straordinario che ho letto nel libro "Pensare per Sistemi" di Donella Meadows.

Per comprendere i sistemi complessi dobbiamo immaginarci una vasca da bagno.

Malgrado sia una estrema semplificazione, questo concetto esprime molto bene il suo significato.

In una vasca da bagno ci sono due flussi: uno in entrata del rubinetto e uno in uscita, dello scarico.

Noi possiamo controllare i flussi di questa vasca soltanto in due modi: modificando la quantità di acqua che entra o la quantità di acqua che esce.

Fino qui ci sei?

Spero di essermi spiegato bene.

Andiamo avanti.

Come possiamo quindi riempire la vasca?

Aprendo il rubinetto e/o chiudendo lo scarico.

Quello quindi che si prefissa la Green Economy è quello di diminuire l'acqua che esce dalla vasca, otturando lo scarico [cioè diminuendo gli sprechi].

Ma qual è il problema?

Che diminuendo l'acqua che esce alla fine comunque la vasca si svuoterà.

Il secondo problema è che comunque otturando quasi completamente lo scarico l'acqua diventa malsana perché andremo ad eliminare troppo la matrice immanente del cambiamento: l'entropia e cioè il fallimento.

Quindi cosa ci rimane per riempire la vasca? 

Semplice.

Aumentare l'acqua che entra.

Anzi.

In questo momento storico quello che farei io è diminuire il flusso di uscita ed aumentare quello in entrata.

Perché la nostra vasca in questo momento è quasi vuota.

Poi raggiunto un livello abbastanza decente per farsi il bagno, allora potremo riaprire il flusso in uscita e aumentare quello in entrata.

Lasciando così invariato [ad impatto zero] il livello dell'acqua della vasca.

Spero di essermi spiegato bene e per qualsiasi chiarimento non esitare a contattarmi ;-)

Ovviamente l'esempio della vasca, seppur molto chiaro, non basta assolutamente a spiegare le centinaia di migliaia di flussi e relazioni che ha un sistema complesso.

Ma serve solo per aiutarti a comprendere come funziona.

E quindi in che modo la Blue Economy al contrario della Green Economy vuole intervenire sulla vasca?

Cambiando un piccolo e semplice paradigma.

Blue Economy: un nuovo paradigma e modello.

La Blue Economy vuole non solo diminuire il flusso in uscita ma aumentare anche quello in entrata tramite un concetto molto semplice ma complesso: quello della rigenerazione.

Infatti un errore del nostro pensiero è quello di mettere sempre al centro il "pianeta come uno stock" di risorse da sfruttare, seppur in modo più etico.

Invece il pianeta non è solo un magazzino di risorse.

É molto di più.

É un sistema vivente che dona più di quanto prende per il suo sostentamento.

Basti pensare alla meraviglia della morte.

Un corpo si decompone nella terra, crea terreno fertile per il sostentamento di nuove future forme di vita.

Generando un ciclo continuo e pressoché infinito di vita.

Dando forma ad uno dei comportamenti più straordinari di un sistema complesso: l'auto-organizzazione [nei sistemi viventi è detta evoluzione].

Cioè il risultato è maggiore della somma delle singole parti.  [Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt]

Quindi tornando al nostro discorso, cosa dovremmo fare pragmaticamente che ora non facciamo?

Semplice.

Dobbiamo restituire energia e risorse.

Se ci pensiamo bene, questa pratica solo l'uomo non la mette in atto.

Basti pensare agli alberi che prendono energia e risorse dal terreno per sopravvivere ma restituiscono all'ecosistema pulizia dalla CO2 e ossigeno dalla fotosintesi clorofilliana.

Le api prendono il nettare per sopravvivere ma contribuiscono ad impollinare e quindi ad aumentare la biodiversità della flora.

L'uomo cosa restituisce?

Ed è proprio sulla restituzione che si basa il concetto e modello della Blue Economy.

In particolare riguardo la restituzione di quelli che noi chiamiamo 'Servizi Ecosistemici' o 'Capitale Naturale'.

Ma cosa sono?

Sono tutti dei benefici che gli ecosistemici forniscono a tutte le specie viventi e anche a quella umana.

Eccone qui uno schema presente nel Repost sulla Sostenibilità del 2016 del WWF.

servizi ecosistemici

Possiamo quindi utilizzare questo schema per inserire questi benefici all'interno dei nostri modelli di business o nella progettazione dei nostri prodotti e servizi.

Non solo come input di cui l'azienda potrà beneficiare ma anche come output per restituire il valore a tutti quanti!

Blue Economy: esempi pratici.

Noi stessi con l'azienda Bioapi [la prima in Italia ad aver aderito al bio nel settore apistico], abbiamo integrato gran parte di questi modelli anche se con molta difficoltà soprattutto per le caratteristiche fisiche e biologiche delle api.

Il primo step di crescita che ho utilizzato quando ho preso in mano l'azienda [che già esisteva da oltre 20 anni] è stato quello di focalizzarsi su una identità precisa e così posizionarsi precisamente nel mercato.

Nel frattempo con il team abbiamo ottimizzato il lavoro su quella identità puntando con sempre maggior forza verso un approccio quanto più "naturale" ed ecosistemico possibile.

In tutto questo abbiamo creato un centro di formazione di apicoltura biologica, rigenerativa e sostenibile grazie alla quale è stato possibile formare persone con un metodo e filosofia lavorativa più etico ed in linea con le strategie delle natura.

Grazie a questo Campus ho potuto fondare il primo evento, il Bee Friends Day, di formazione e divulgazione di una apicoltura più sostenibile [il primo in Italia e nel mondo].

Così grazie a tutti questi asset abbiamo potuto creare una comunità di persone che ruota intorno un unico grande obiettivo: fare in modo che le api possano sopravvivere a questa crisi ambientale gigantesca.

Dimenticavo...abbiamo creato al il primo centro di studio e tutela dell'ape selvatica il Resilient Bee.

Quindi per ricapitolare, oltre ad aver creato un business remunerativo con una comunità di persone interconnessa con il nostro brand, abbiamo creato un allevamento quanto più selvatico al fine di mantenere elevata la quantità di biodiversità presente nel territorio.

Questo permette così all'azienda di contribuire in modo maggiore sia al servizio di impollinazione che le api fanno spontaneamente ma anche a mantenere la specie utilizzata quanto più rustica possibile.

E il valore che questo porta è molto maggiore rispetto a questo.

Perché in un ambiente sano ed equilibrato dove le api fanno bene il loro lavoro, ci sarà maggior possibilità di produrre sostanza organica per il suolo, fare in modo che le acque siano buone e non inquinate, ecc.

Se ti va di approfondire puoi andare nel sito dedicato: www.apisnaturae.com

Ma la Blue Economy non è solo questo.

Apre ad un altro concetto straordinario che può essere utilizzato in ogni campo di innovazione: quello della Biomimesi o Biomimetica.

La biomimetica.

La biomimetica è una disciplina che studia e cerca di imitare i processi biologici e biomeccanici e le strategie che la natura utilizza per sopravvivere e auto-organizzarsi.

Ecco sempre il mio doveroso link a wikipedia per apporfondimenti.

Pensiamo per esempio ad un tappeto che pulisce le scarpe ma al tempo stesso per la sua composizione riesce anche a purificare l'aria.

Oppure un palazzo che tramite la struttura simile a quella dei termitai, riesce tramite i suoi sistemi di ventilazione ad autoraffreddarsi senza produrre C02.

O ancora uno strato di funghi che non solo è in grado di eliminare le scorie di inquinanti nel mare ma creano delle vere e proprie isole, dove richiamano altre specie viventi. Insomma un vero e proprio ecosistema.

Pensi che questi esempi siano inventati?

In realtà non è proprio così.

Non solo esistono, ma ce ne sarebbero molti altri da fare.

Si ok Lorenzo, ma la biomimetica è quindi uno strumento essenziale per fare cosa?

Per restituire i servizi ecosistemi di cui parlavamo prima!

Creare modelli, strutture e prodotti che non solo siano creati sfruttando risorse ed energia, ma che vadano a contribuire alla restituzione, alla creazione di un processo circolare di energia e risorse.

Se vuoi splulciare qualche progetto ti lascio il link qui sotto:

http://www.architectsforpeace.org/mickprofile.php ➞ Architetto progetto palazzo a zero CO2

https://www.vollebak.com ➞ T-Shirt Biodegradabile che diventa compost a base di alghe

 https://www.vice.com/it/article/784qyz/funghi-e-longevita ➞ Fungo mangia inquinanti lo puoi trovare anche nel documentario di Netflix "Fantastic Fungi"

https://it.wikipedia.org/wiki/Velcro ➞ Anche il velcro è frutto della biomimetica

Eliminare completamente la CO2.

Lo scopo della Green Economy, che come abbiamo visto non vuole cambiare modello di sviluppo [incentrato molto sulle multinazionali], si prefigge l'obiettivo di diminuire la CO2 entro un limite accettabile.

Invece la Blue Economy vuole raggiungere l'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni.

Cioè mentre la Green Economy chiede alle imprese e alle persone di investire risorse ed energie nella riduzione dell’impatto ambientale, la Blue Economy intende eliminare del tutto le emissioni dannose per il pianeta, rivoluzionando i sistemi di produzione attraverso la biomimesi.

Anche questa volta, per comprendere questo concetto, ci può venire appunto in aiuto la biomimetica.

In che senso? 

Guardiamo subito cosa succede nell'ambiente e quindi negli ecosistemi.

Proviamo a comprenderlo facendoci una semplice domanda: esiste nell'ambiente qualsiasi altro essere vivente oltre l'uomo, che produce materiali nocivi e che non si decompongono?

La risposta è semplice e secca: NO!

Perché allora noi esseri umani dobbiamo utilizzare prodotti che hanno un costo ambientale così distruttivo?

Perchè dobbiamo inventarci molecole sempre nuove quando la natura ha già selezionato in miliardi di anni di evoluzione quelle essenziali alla vita?

Non basta far altro che trovare risposte in un libro già aperto.

Serve una piscina ecologica? Semplice.

Andiamo a vedere se esistono nel mondo dei bacini di acqua pulita e bisogna studiare come la natura sia riuscita a renderla sana.

Perchè il nostro errore è stato quello, malgrado noi stessi facciamo parte della Natura compreso quindi le nostre creazioni, di forzare troppo la mano verso di noi.

Forzare la mano spingendo l'ambiente a squilibrarsi pur di venirci incontro.

Hai bisogno di una soluzione al problema?

Semplice.

Guarda come la natura ha già risolto quel problema e prendi ispirazione! 

I problemi da affrontare: esempi pratici.

Come in ogni sogno meraviglioso, esistono dei problemi pratici che vanno risolti e superati per realizzarlo.

Poichè probabilmente anche tu hai voglia di aprire una attività rigenerativa o magari vorresti trasformare quella che già hai, ecco un elenco delle criticità a cui molto probabilmente andrai incontro.

Ed averle ora già chiare probabilmente ti darà un grande vantaggio competitivo nel lungo periodo rispetto agli altri.

  • Il primo problema è secondo me quello più difficile da superare: siamo noi stessi. Per attivare un modello come la Blue Economy non è possibile farlo con una visione lineare dei modelli, dei sistemi e anche dell'esistenza. E purtroppo la visione sistemica è diffile da acquisire senza avere esperienza di cosa significhi vivere delle proprie passioni [o provarci a farlo], senza uno studio continuo esperenziale ed analitico di discipline molto trasversali tra loro ed un percorso personale. Ma se segui la strada "giusta" per te, arriverà un momento, un istante che il tuo cervello riuscirà ad elaborare e collegare tutti i dati esperenziali acquisiti. Elaborando nella mente una sorta di teoria o metodo del tutto. Quella che tante persone chiamano consapevolezza. Ma di cosa? Io dico dei sistemi complessi e quindi delle regole cardine del funzionamento dell'universo. Fisica quantistica associata alle più antiche e moderne filosofie: stoicismo, taoismo, alcune branche del Buddismo e la cibernetica. Avere questa visione significa comprendere che noi siamo natura come ogni altra cosa o essere vivente nell'universo, e questo ti permetterà di eliminare l'antropocentrismo che ci portiamo ancora oggi in modo inconsapevole [tantissime persone che adottano stili di vita sostenibili ce l'hanno] come retaggio dal passato.
  • Il secondo problema è uno scalino insormontabile per tanti imprenditori/trici. Molte persone, e per esperienza ti dico anche quelle che lavorano nel campo sostenibilità, vogliono vedere risultati di crescita tangibili nel breve periodo. Ma purtroppo non è così che funziona il mondo. Almeno per il 99% delle persone. Un business rigenerativo richiede quindi un "grande" investimento iniziale di energie e risorse per funzionare. Perchè è proiettato nella costruzione di un ecosistema nel lungo periodo e non nella vendita immediata di un prodotto che domani magari non andrà più. E questo ha ovviamente un lato straordinario e molto positivo. Una volta superato questo scalino, l'ecosistema sarà in grado di andare per conto suo, di auto-regolarsi e auto-organizzarsi. Cioè evolversi. Però purtroppo la maggior parte delle persone non sono disposte ad aspettare e a mettere energie e risorse fino a questo momento. Fino al momento in cui sarà in grado di vivere in modo autonomo.
  • Il terzo problema è la resistenza al cambiamento degli stakeholders. Le aziende che partecipano al cambiamento oggi, soprattutto le multinazionali, sono quelle che più di tutte hanno l'interesse a fare in modo che tutto venga percepito in modo diverso ma per non cambiare nulla: sono le madri e i padri della Green Economy. Una multinazionale se dovesse davvero affrontare la crisi climatica e sociale dovrebbe modificare radicalmente i propri modelli partendo in primis dal target che ha scelto. E le multinazionali nel 99% dei casi hanno scelto un target che ha come riferimento il prezzo e la scarsa qualità del prodotto [la massa]. Cosa succede quindi se una multinazionale decidesse di mettere qualità nel proprio lavoro, nella scelta materie prime, promuovendo contratti seri con i dipendenti, ecc.? Che dovrebbe aumentare i prezzi dei prodotti che vende. E che succederebbe di conseguenza? Che i clienti che oggi hanno non sarebbero mai in grado di seguire l'azienda in.questo percorso.  Ecco perché sono convinto che le multinazionali non ce la faranno mai a superare questa crisi climatica a meno che non siano disposte a cambiare radicalmente modello di sviluppo. Secondo te lo faranno mai?
  • Il quarto problema è l'investire nella creatività. Chi ha consapevolezza dei sistemi complessi sa bene che un sistema più grande è composto da altri sottosistemi. "I sottosistemi possono in gran parte prendersi cura di se stessi, autoregolarsi, mantenersi e anche provvedere alle esigenze del sistema più grande, mentre il sistema più grande coordina e migliora il funzionamento dei sottosistemi, ne risulta una struttura stabile, resiliente ed efficiente.” Passi di: Donella H. Meadows. “Pensare per sistemi. Interpretare il presente, orientare il futuro verso uno sviluppo sostenibile”. Apple Books. https://books.apple.com/it/book/pensare-per-sistemi-interpretare-il-presente/id1454358103 Ma cosa può accadere che rompa questa situazione di equilibrio? Per esempio quando gli obiettivi di un sottosistema dominano su quello più grande. Oppure [cosa che accade quasi sempre nelle aziende], il sistema più grande centralizza ed accentra il controllo. Se il cervello controllasse in modo stretto ogni singola cellula non permetterebbe alle cellule di seguire le loro normali funzioni, mettendo a serio rischio la vita dell'individuo [del sistema più grande].  Apro solo una piccola parentesi sperando di non annoiarti. Ecco perché credo molto nella democrazia meritocratica. Perché la democrazia è un sistema che provvede a regolare e gestire il sistema più grande ma lasciando spazio e margine creativo ai sottosistemi. Non solo. Essendo meritocratica, premia non chi ha più possibilità, ma chi se lo merita di più. Chi ha più passione. Così nel tempo avremo più persone meritevoli che faranno figli e che insegneranno a loro volta ai loro figli a prendersi cura di se stessi e della comunità. L'esatto contrario di quello che è avvenuto fino ad ora in Italia. 
  • Il quinto problema è  il business core. Quante volte ne avrai sentito parlare? Non è altro che "la principale attività aziendale di tipo operativo che ne determina il compito fondamentale preposto ai fini di creare un fatturato ed un conseguente guadagno" - Wikipedia Questa frasetta la insegnano purtroppo ancora nelle più grandi business school del mondo ed è esattamente il contrario di come funziona un ecosistema resiliente. Perchè invece di puntare all'abbondanza e alla diversità [degli asset, dei settori, dei prodotti, ecc.] punta ad un unico grande business. Ed è esattamente il contrario di quello che ho fatto io nel 2014 quando sono diventato presidente di Bioapi. Ho iniziato a creare settori e asset molto diversi tra loro all'interno dell'azienda e questo mi ha permesso nel tempo di oscillare in base alle oscillazioni del settore e del mercato. Tanto che uno degli asset, quello dei corsi, è diventato dopo alcuni anni uno dei più forti e remunerativi. Avere più possibilità ti permette di rimanere nel range di resilienza e di rimanere in piedi in periodi di forte cambiamento.
  • Il sesto ed ultimo problema è il fatto che ogni persona nel suo immaginario, pensa che esista un unico modo di far crescere una azienda. Faccio un esempio. Tutti i magazine di apicoltura sono focalizzati sul fatto che se una persona vuole fare l'apicoltore/trice in Italia debba partire inizialmente con 5/6 alveari ma che poi incrementerà per forza nel tempo, fino ad arrivare ad alcune centinaia e/o migliaia. E questa idea per molte persone del settore è una verità assoluta. Invece ci sono tante sfaccettature diverse della realtà. C'è chi vuole mettere 5 alveari e vuole arrivare ad un massimo di 10, c'è chi ne mette 300 e vuole rimanere a 300, chi ne ha 50 e vuole arrivare a mille, chi ne ha 10 ma fa anche attività agricola o agrituristica e gli va bene così. La crescita è perciò spesso molto più qualitativa che quantitativa. E nel modello rigenerativo è essenziale rispettare questa biodiversità. Tante volte le persone mi guardano con gli occhi sgranati quando dico loro di mescolare le loro competenze per creare qualcosa di unico. Molto spesso nessuno di loro riesce a trovare una risposta immediata a questa affermazione. Invece è proprio questa risposta che permetterà loro di avere il successo che loro desiderano. Inoltre non è detto che una piccola azienda abbia un impatto minore di una grande che può arrivare a migliaia di persone. Ci sono freelance come me che portano un impatto molto più positivo di quanto potrebbe fare una multinazionale. Quindi piccolo non significa per forza di scarsa qualità. Anzi...

Blue Economy: conclusioni.

Spero di averti fatto comprendere come tutto il modello sostenibile che stiamo portando avanti sia fallimentare e figlio della volontà di non cambiare assolutamente nulla.

Un designer sistemico, difficilmente sceglie di migliorare un modello fallimentare.

Prima ne crea un altro, lo testa e poi effettua una strategia di transizione dal vecchio al nuovo.

Purtroppo non siamo abituati a questo tipo di progettazione perché bisogna mettere in discussione tutto per poi riordinare le carte in tavola.

Ecco perché la Blue Economy potrebbe essere una rivoluzione.

Perché cambiando un semplice paradigma, quello del voler abbattere completamente la CO2, Gunter Pauli, ha creato un modello completamente nuovo.

Basato più sulle leggi naturali che governano il nostro universo che sulle leggi di potere: come l'abbondanza, l'entropia, la biodiversità, la relazione e l'evoluzione.

Tutti noi possiamo fare la nostra parte non solo diminuendo il nostro impatto ma soprattutto reinserendo i servizi ecosistemici all'interno del circolo virtuoso ecosistemico.

Perché per come la vedo io, per come siamo messi oggi, non riusciremo mai ad uscire fuori da questa crisi climatica se non usiamo il progresso innovativo e talvolta tecnologico per riequilibrare il sistema.

E sopratutto, come ho sempre pensato fin da piccolo, l'ambiente non è altro che un luogo esteriore che rappresenta il nostro luogo interiore.

Noi stessi.

Ecco perché trovo meravigliosa la citazione del filosofo danese Soren Kierkegaard: Entra in ciò che sei, poiché questo è ciò che cambia ciò che sei. 

E aggiungerei: ed è ciò che sei che ti permetterà di cambiare davvero il mondo.

Un abbraccio,

Lorenzo

Io sono multipotenziale: creatore di biodiversità.

Cosa significa essere multipotenziale: il DNA del cambiamento.

Io sono un multipotenziale. Ma cosa significa essere un multipotenziale e soprattutto che ruolo ha una persona con queste caratteristiche nel disegno della natura e dell'universo? Le informazioni racchiuse in questo articolo non le troverai in nessun altro contenuto sul web.


Io sono multipotenziale:  chi sono?

Quando ero ragazzo ho passato un momento davvero difficile.

Avevo una semplice domanda fissa nella mente a cui non riuscivo a trovare una risposta: chi sono? Perchè esisto?

Ma per quanto cercassi in ogni angolo non riuscivo a trovare un senso alle mie parole.

Non riuscivo a trovare il mio perché.

Malgrado avessi mille passioni e progetti al contrario dei miei amici ed amiche, ero molto meno focalizzato di loro.

Avevo molte meno certezze.

Non riuscivo a focalizzare il mio piacere perché ne avevo tanti.

Ero curioso di esplorare ed imparare sempre cose nuove.

Ma una volta che diventavo bravo a fare quella cosa la smettevo preso da una noia mortale.

Così con il passare del tempo ho fatto un errore.

Un errore che nel tempo ho pagato a caro prezzo.

Sai quale?!

Pensaci un attimo perché forse lo hai fatto anche tu.

Ho iniziato a pensare che fossi io la persona sbagliata.

Che avessi io qualche problema.

E questo errore mi è costato anni e anni di percorso.

Anni e anni di crescita.

Ma si sa.

Si è esattamente nel momento in cui dovremmo essere.

Siamo esattamente nel luogo e momento che ci siamo costruiti.

Ma pian piano ho iniziato muovermi ancora con più sete di conscenza.

Ho iniziato ad esplorare e migliorare le mie capacità.

E più andavo avanti, più scoprivo parti nascoste del mio carattere.

Così come accade per le migliori scoperte, trovai "per caso" un articolo che parlava di multipotenzialità.

Ancora me lo ricordo ed è un articolo molto bello di Raffaele Gaito che puoi trovare cliccando a questo link →

Una luce allora attraversò come un lampo la mia mente e in un solo secondo compresi anni e anni di sofferenza e solitudine.

Fu in quel momento che scoprii di essere un multipotenziale.

Ma cosa è un multipotenziale?

Per comprenderlo da un punto di vista analitico basta andare a leggere le poche righe di wikipedia:  Multipotenzialità (dall’inglese multipotentiality) identifica la qualità e la capacità delle persone che hanno più interessi e attività, una forte curiosità intellettuale, sono creativi ed eccellono in più settori. Questo tipo di persone si definiscono multipotenziali.

Quindi la caratteristica principale di un multipotenziale è quella di creare continuamente progetti, avere più passioni ed acquisire costantemente maggiori competenze.

Ti sembra di ritrovarti in queste caratteristiche?

Aspetta, perché siamo solo all'inizio del percorso!

Io sono multipotenziale:  il mio ruolo nell'universo.

Come sai ogni cosa in natura si è evoluta all'interno di un contesto  che le ha permesso di sviluppare negli anni delle caratteristiche che l'hanno portata a sopravvivere o ad estinguersi.

Così anche io volevo trovare il mio ruolo all'interno dell'universo.

Il perchè ero nato.

Cavolo Lorenzo non ti sebra esagerata come domanda?

Beh, sicuramente come ogni scoperta che sia degna di essere raccontata, questa domanda ha in cuor suo una caratteristica fondamentale che altre non hanno.

Sai quale?!

Che è mossa da grande obbiettivo e visione forte alle spalle.

E poi da come è andata la mia ricerca, ti farò vedere che alla fine avevo ragione a cercare una risposta!

Così iniziai a cercare centinaia di informazioni in giro per il web e nella bibliografia internazionale.

Ma nessuna riusciva a dare risposta alla mia domanda.

Fino a quando, ad un certo punto, tutto è cambiato.

Sai quando è successo?

Quando ho iniziato a vivere di ciò che amavo.

Di ciò che mi rendeva felice e appagato.

Perché quando ami qualcosa inizi a comprendere cosa significa davvero "essere nel tuo flusso dell'esistenza".

Quella cosa che tante filosofie orientali indicano con il nome di "destino".

Inteso come l'essere nella giusta strada nel voler diventare chi vorresti essere.

E quindi fare esattamente della tua vita ciò che desideri fare.

 Torniamo però alla domanda principale: io cosa sono? chi sono?

Seguimi in questo ragionamento e non ti abbattere se all'inizio può sembrare strano o contorto.

La natura, cioè l'universo, ha in cuor suo una grande strategia che mette in atto per sopravvivere e creare costantemente complessità.

Sai di cosa sto parlando?

Pensaci un secondo.

Ce l'hai davanti ai tuoi occhi ogni istante della vita.

E anche tu ne fai parte in modo profondo.

Sto parlando della biodiversità.

Cioè la natura mette in atto più strategie di sopravvivenza possibili [grazie alla varietà e diversità] perchè così ha più chace di sopravvivere ai cambiamenti.

Alcune di queste "soluzioni" sopravviveranno, quelle più resilienti ai cambiamenti, e altre si estingueranno, quelle più rigide.

Detto questo, qual è quindi l'obiettivo a cui punta la natura?

Semplice quanto efficace: ad aumentare costantemente la biodiversità per aumentare le proprie chance di sopravvivenza.

Ed è giusto che ti dica che aumentando la biodiversità, aumentano anche le relazioni tra i vari sistemi e quindi le connessioni del sistema intero.

Quindi più aumenta la biodiversità, più aumenta la complessità del sistema.

Ora possiamo ritornare al nostro caro multipotenziale.

Cosa è un multipotenziale se non una persona che crea costantemente progetti, crea relazioni e quindi crea diversità e complessità?

Perché se così fosse, il multipotenziale sarebbe una delle figure centrali del cambiamento.

Il più grande, come lo chiamo io, creatore di biodiversità e complessità esistente.

E secondo la mia ipotesi non finisci qui la meraviglia!

Perché non ci sono solo uomini o donne multipotenziali, ma anche piante ed animali.

Ed altre specie esistenti che magari non conosciamo.

Cioè per riassumere: secondo la mia tesi esisterebbero altri esseri complessi come noi, che riescono a creare meglio di altri, altri sistemi complessi e relazioni.

A creare, quella che noi chiamiamo: comunità, relazioni e connessioni.

Ad avvalorare la mia tesi c'è un altro principio dato dalle caratteristiche intriseche di una persona multipotenziale.

La caratteristica di essere ai margini del pensiero e della società.

Fondamentalmente il multipotenziale è, per semplificare, un ribelle che mette in discussione, a volte in modo forte e talvolta eccessivo, il sistema stesso.

Cioè un multipotenziale odia tutto ciò che è ordinario, facile e preconfezionato.

E se la mia tesi è giusta, è di fatto un innovator o early adopter secondo la curva di Rogers →

Cioè una persona che ceerebbe sempre nuove nicchie di mercato e primo utilizzatore e creatore dell'innovazione.

Ecco che ora il quadro generale inizia a prendere forma non sei d'accordo con me?!

Ma ora voglio farti una domanda.

Come ogni cosa la biodiversità opera su più livelli.

Se esiste una persona che crea biodiversità e quindi tende al cambiamento ce ne devono essere delle altre che tendono alla resistenza al cambiamento.

Cioè, ti immagini un mondo fatto solo di multipotenziali?

Probabilmente lo avremmo già distrutto da tempo!

Perciò l'equilibrio è dato da cosa?

Dal fatto che esistono persone che creano progetti e altre che tendono a distruggerli e/o a rallentare questo processo.

E qui entra in gioco proprio la famosa curva di Rogers!

Essa divide la popolazione in base all'utilizzo dell'innovazione: Innovator 2,5%, Early Adopter 13,5%, Massa Precoce 34%, Massa Tardiva 34% e Ritardatari 16%.

Ed è qui in base a questi dati che il gioco si fa più bello ed avvincente!

Sei pronto/a?!

Insieme possiamo cambiare il mondo.

Se guardi i numeri [che vanno presi non come verità assoluta ma come ispirazione] noterai una netta differenza tra il numero degli innovator e quello delle altre categorie.

Gli innovatori sono un misero 2,5%.

Ciò significa che nel corso della nostra evoluzione siamo arrivati ad avere un 2,5% della popolazione che è un innovator e quindi, secondo la mia tesi, con molta probabilità un multipotenziale.

Se ci mettiamo dentro anche gli Early Adopter si arriva in totale al 16%.

Ciò significa che chi contribuisce a cambiare il mondo in modo forte è proprio parte di quel 16%.

E se ci pensiamo bene è un numero davvero esiguo rispetto al resto della popolazione.

Considerato ulteriormente il fatto che i numeri non sono precisi e che di quel 16% non sono tutti innovatori con la stessa intesità.

Ovviamente abbiamo anche delle variabili gigantesche in mezzo.

Per esempio il fatto che un paese decida di investire o meno in questo tipo di persone.

Per esempio una nazione che ha come obiettivo una democrazia meritocratica, sta investendo più o meno direttamente non solo sul futuro dei suoi multipotenziali ma anche di quelle persone non multipotenziali ma che vogliono vivere di ciò che amano ed esprimere al meglio le loro potenzialità.

Inoltre un errore che non andrebbe mai fatto è quello di semplificare troppo questa tesi e i suoi numeri.

Nel senso che ci sono tanti multipotenziali ma sarebbe un errore compararli tra loro.

Perché?

Per il semplice fatto che ognuno è diverso dall'altro.

Hanno sicuramente tendenze simili ma con esperienze e codice genetico molto differente.

Io per esempio sono una persona che malgrado sia molto ribelle e competitiva di indole, tende sempre a cercare un compromesso per l'equilibrio.

Non sono assolutamente quello che se ne vuole andare in mezzo ad una montagna e non vuole aver nulla a che fare con la società.

Perché penso in cuor mio che il vero cambiamento sia soprattutto nelle scelte di comunità e non in quelle individuali.

Anche se inizialmente vengono prese da una ristretta nicchia di persone e non dalla massa.

Ma ci sono multipotenziali completamente differenti da me.

Con visioni, valori e soprattutto passioni completamente diverse dalle mie.

Proprio perché la natura vuole avere più chance, possibilità di mandare avanti le strategie e soluzioni più efficaci.

E come se non bastasse la natura ha un suo sistema autoregolante.

Nel senso che, facendo un esempio del tutto casuale, se ci trovassimo in un dato luogo, in una situazione molto difficile a livello sociale ed economico, questo potrebbe essere un "ambiente" più favorevole alla moltiplicazione di multipotenziali piuttosto che di persone più "specializzate".

Proprio perché, ragionando per assurdo, in una tale situazione il multipotenziale avrà meglio la capacità di esprimere il suo potenziale.

E quindi anche quello di prosperare e di moltiplicarsi e di fare figli.

Ovviamente la stessa cosa potrebbe avvenire in un diverso contesto per un altro gruppo di persone.

Da studi recenti emergerebbe una caratteristica maggiore di resilienza in momenti difficili, da parte di quegli individui e specie che non si sono nel tempo specializzate.

La parola stessa resilienza, che tanti hanno iniziato ad odiare dopo la pandemia, ha in cuor suo il concetto di dinamismo e cambiamento e difficilmente di specializzazione [anche se talvolta la specializzazione può rientrare come strategia in un contesto di resilienza per un dato periodo di tempo].

Ma per quale motivo è più resiliente un specie non specializzata?

Molto semplice se ci pensi un attimo.

Perché hanno più competenze e non una sola specifica.

Mangiano magari più tipi di cibo, oppure la capacità dicambiare lavoro molto velocemente e in contentesti più trasversali, ecc.

E quindi chi avrà più possibilità e chance di sopravvivere sarà chi in modo "creativo" saprà superare le avversità in modo efficace.

Se ci pensiamo un attimo è proprio nel nostro contesto socio-economico e temporale che il multipotenziale trova terreno fertile per esprimere se stesso e dare il meglio dalle proprie capacità.

Perchè?

Perché in un mondo sempre più complesso, il multipotenziale avrà idealmente più capacità di gestire al meglio le connessioni e flussi.

Al contrario di una persona più specializzata che sarà più "utile" in contesti sicuri e tranquilli.

Inoltre malgrado la nostra società tenda alla specializzazione in modo esasperato, sono sempre più richieste delle "soft skills" sempre più trasversali rispetto alla propria mansione.

Come per esempio: creatività, capacità di problem solving, capacità di lavorare in team e per obiettivi comuni, negoziazione, flessibilità, ecc.

Anche se poi alla fine credo fermamente che ci sia un fattore che sarà davvero determinate nel prossimo futuro.

Sai quale?

Che è il contesto di unione che ci permetterà di collegare la diversità delle nostre competenze e costruire qualcosa di mai visto prima.

É grazie alla costruzione di comunità e connessioni che potremo creare una "super-mente" che potrebbe farci uscire da questo mondo immerso nel caos e ad alta entropia.

E soprattutto in una terra con una diminuzione preoccupante di biodiversità.

La morte è solo l'inizio.

Lo so.

Avrei potuto concludere il mio articolo con il paragrafo precedente.

Ma volevo parlare di un'ultima cosa che, in un certo qual modo, riguarda tutti noi.

Sto parlando della morte.

Ti sei mai chiesto cosa sia la morte?

A cosa serve la morte?

Non tanto a livello spirituale ma a livello strategico della natura.

La morte è, se ci pensi bene, l'ultima strategia di equilibrio di biodiversità che ha la natura.

Cioè cosa accade Lorenzo nel pragmatico?

Pensa per esempio alla situazione sociale italiana.

Abbiamo un forte squilibrio di anziani rispetto ai bambini e giovani. Dati Istat →

Abbiamo milioni di persone che ricoprono ruoli di lavoro, dirigenziali e decisionali che hanno un'età anagrafica molto alta.

E una persona di quella fascia ha di per se delle caratteristiche più conservatrici che progressiste.

Un multipotenziale di 60 anni sarà con molta probabilità più conservatore di un multipotenziale di 20 anni,  o comunque avrà valori molto più legati al passato.

Infatti l'Italia si trova agli ultimi posti anche nella crescita digitale proprio perché soprattutto la fascia di popolazione che gestisce la "digitalizzazione" non è in grado di comprenderne l'importanza e ha dei valori ormai spesso legati al passato.

Ma cosa centra la morte Lorenzo riguardo questa cosa?

Perchè la morte subentra nel livellamento di situazioni di forte squilibrio.

Come per esempio proprio questo.

Arriverà il momento in cui la morte ucciderà una grande fetta della popolazione e in tempi poco dilatati.

Questo permetterà, almeno idealmente, un raggiungimento da parte delle fasce più giovani e progressiste, delle risorse per costruire progetti positivi nel lungo periodo.

Ecco perché la morte è una delle più grandi strategie di sopravvivenza della natura.

Uccidere il vecchio per dare spazio al nuovo, a nuove possibilità e a nuova biodiversità.

Io sono multipotenziale: conclusione.

Dopo averti spiegato qual è la mia tesi che vede il moltipotenziale come figura centrale del cambiamento, vorrei fare una precisazione.

Quello che penso è che essere multipotenziale non è poi alla fine cosi importante.

Ma quello che è importante è che ognuno possa esprimere al meglio i propri talenti, la propria diversità.

Che possa esprimere al meglio la strategia per cui è nato/a.

L'unica cosa che mi sento di suggerire è quella di prendere ispirazione da quello che il multipotenziale porta avanti ogni giorno della sua vita: aumentare la biodiversità attraverso le proprie competenze.

Perché avere nella nostra vita solo una o poche competenze è estremamente pericoloso per chiunque.

Perché ci espone, se la competenza non è efficace nel tempo, a non avere altre soluzioni di sopravvivenza.

Ecco che diventa necessario quindi comportarsi sempre in modo da evere più possibilità di scelta.

Ad essere dinamici come l'acqua e non rigidi come il sasso.

Perché la nostra vera forza non risiede tanto nell'essere i migliori in assoluto.

Ma nell'essere i migliori nell'essere differenti.

Perchè come diceva Tiziano Terzani: "solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo".

Perché ricorda sempre questa cosa.

Che nessuno è più bravo di te a fare te.

Un abbraccio,
Lorenzo

La curva di Rogers e l'innovazione: uscire fuori dal capitalismo.

La curva di Rogers e l'innovazione: uscire fuori dal capitalismo.

La curva di Rogers e l'innovazione: si può uscire fuori dal capitalismo? Non so se hai mai visto il sito del brand Patagonia. Oltre ad essere ben strutturato nella sua comunicazione,  c’è scritta una frase che mi è rimasta impressa nella mente. “Il prezzo per l'utilizzo del cotone convenzionale lo paghiamo tutti. Avvelena l'aria, l'acqua, il suolo, le persone che lo coltivano e il nostro pianeta. Ecco perché, dal 1996, utilizziamo solo cotone organico”. Sai perchè Patagonia utilizza queste parole in modo così preciso?

Sei pronto/a  a scoprire nuove frontiere della comunicazione? Allora si parte!


La curva di Rogers: distruggere i pregiudizi e posizionarsi.

Avrebbe potuto semplicemente dire: “l’agricoltura convenzionale ha avvelenato l’aria, l’acqua, ecc.”

Eppure ha specificamente fatto riferimento che “tutti noi paghiamo il prezzo dell’utilizzo del cotone convenzionale”.

Come ho spesso spiegato nei miei tanti workshop  o video, per posizionarsi in modo forte nel mercato dobbiamo necessariamente andare a sfatare i dubbi e i pregiudizi che la clientela o pubblico potrebbe avere su di noi o sul settore dove stiamo lavorando.

E secondo te qual’è un pregiudizio molto forte che hanno le persone riguardo il brand Patagonia e più in generale per il settore “sostenibilità”?

Il prezzo troppo alto.

Una critica che potrebbero fare molte persone che pure amano il brand Patagonia, è quella del prezzo troppo elevato.

Così i copywriter del brand hanno deciso di fare una sorta di reframing mentale al proprio pubblico.

Dicendo: “Tutti noi paghiamo il prezzo del cotone convenzionale”, Patagonia ti stà dicendo in modo velato: ”Si, è vero, i nostri capi di abbigliamento sono più cari rispetto alla concorrenza, ma comprando una felpa dal basso costo in realtà la stai pagando molto di più.Perchè è stata prodotta inquinando l’aria, l’acqua, gli ecosistemi e senza rispettare i diritti dei lavoratori che le producono”.

Sbam!

Quindi è vero che la paghi di più rispetto alle altre nel mercato, ma in realtà è sempre poco se consideri il basso impatto ambientale e le politiche di rigenerazione che stai sovvenzionando acquistandola.

E malgrado non sia facile leggere tra le righe, in questa frase è racchiuso il significato di questo paragrafo.

La curva di Rogers: il segreto dell’avere un business sostenibile.

Il concetto è racchiuso nel riuscire a proporre prodotti straordinari, innovativi, che cambino davvero la vita delle persone.

Per un target specifico di persone simili a noi.

Che sono subito in grado di percepire la nostra qualità e di spendere anche di più per avere i nostri prodotti innovativi.

E in più fare tutto questo ottimizzando al massimo le energie, le risorse e reinvestendo parte degli utili e delle proprie competenze nella rigenerazione ambientale e sociale.

E secondo te tutto questo ha un costo basso per una azienda così virtuosa?

Una azienda sostenibile che si rispetti dovrebbe avere al suo interno un laboratorio per studiare e testare nuovi metodi e nuove tecnologie.

Secondo te, avere un reparto aziendale del genere, seppur piccolo, quanto può realmente costare ad un business?

Investire in aziende che lavorano con bassi margini generalmente o sono agricole o lavorano con cattiva qualità.

Cattiva qualità delle materie prime e dei rapporti umani.

Molte aziende per permettersi di abbassare i prezzi dei loro prodotti, risparmiano da altre parti.

Utilizzando talvolta sistemi contrattuali con i propri dipendenti a dir poco imbarazzanti.

Per questo spesso diffido da prodotti e aziende, soprattutto quelle “sostenibili”, che vendono prodotti pseudoinnovativi dal basso prezzo.

Perché anche se non è vero che un prezzo alto significhi per forza alta qualità, è molto più probabile che invece uno dal basso costo significhi invece una scarsa qualità.

L’unico modo è quello di informarsi bene e di allenarsi a riconoscerle.

Ovviamente come in ogni sistema complesso, ci sono le dovute eccezioni.

Soprattutto quando si parla di aziende grandi o con un bacino di utenza davvero grande.

O aziende digitali che riescono ad abbattere grazie alla tecnologia i costi in modo sorprendente.

Usare quindi questa mentalità significa uscire fuori da un meccanismo che per anni ha governato questo pianeta.

Sto parlando del sistema capitalistico.

Incentrato sulle alte quantità e bassi margini.

Sull’economia di scala.

Ma allora come si fa Lorenzo a vendere i propri prodotti in modo da aumentare il loro valore percepito?

Ovviamente tutto il processo è un pò troppo complicato per essere spiegato in un solo paragrafo ma partirei dalla base di questo pensiero.

Dall’ottimizzazione delle persone con le quali vuoi fare affari.

Con le quali vuoi avere un rapporto.

Facendo focus.

Come ho già spiegato nel paragrafo dove parlavo del funzionamento di un ecosistema, la specializzazione di una specie la porta a differenziarsi e ad attingere in modo più efficace alle risorse.

Pensiamo a cosa accadde dopo l’ultima pandemia di Peste Nera che colpì l’Europa nel tardo medioevo.

Ecco cosa recita wikipedia: “La peste nera provocò un mutamento profondo nella società dell'Europa medievale, tanto che dopo il 1348 non fu più possibile mantenere i modelli culturali del XIII secolo. Le gravissime perdite in vite umane causarono una ristrutturazione della società dagli effetti positivi nel lungo termine: il crollo demografico rese disponibile a una percentuale significativa della popolazione terreni agricoli e posti di lavoro remunerativi; i terreni meno redditizi vennero abbandonati, e in alcune zone ciò portò all'abbandono di interi villaggi; le corporazioni, per necessità, ammisero nuovi membri, cui prima si negava l'iscrizione; i fitti agricoli crollarono, mentre le retribuzioni nelle città aumentarono sensibilmente. Per questo, dopo la peste un gran numero di persone poté godere di un benessere in precedenza irraggiungibile. L'aumento del costo della manodopera richiese una maggiore meccanizzazione del lavoro, così il tardo Medioevo divenne un'epoca di notevoli innovazioni tecniche. La ritrovata prosperità nei commerci comportò lo sviluppo delle scienze bancarie e delle tecniche contabili: vennero introdotte le lettere di cambio e la partita doppia, le attività creditizie conobbero un rapido impulso.[70] Tra le innovazioni, lo storico David Herlihy cita l'esempio della stampa: fino a quando i compensi degli amanuensi erano rimasti bassi, la copia a mano era una soluzione soddisfacente per la riproduzione delle opere. L'aumento del costo del lavoro diede il via a una serie di esperimenti che sfociò nell'invenzione della stampa a caratteri mobili di Johann Gutenberg. Sempre Herlihy ritiene che l'evoluzione della tecnica delle armi da fuoco sia da ricondurre alla carenza di soldati.”

Quando accadono situazioni di questo tipo ci si rende conto in modo inconfutabile di due cose: di quanto i più grandi fallimenti portino le più grandi cambiamenti, e di quanto sia necessario per ogni specie arrivare in modo efficace alle risorse.

Per avere energia e crescere.

Innovator: i creatori di biodiversità.

Ed è a questo punto che voglio parlarti di quelle persone che io chiamo: “creatori di biodiversità”.

Sto parlando, come ci spiega molto bene la curva di Rogers e dell'innovazione, degli innovator e degli early adopter.

Persone che più di tutte sono inclini al cambiamento. 

Che ricercano e creano, per loro stessa natura, le innovazioni.

In psicologia spesso vengono definiti multipotenziali.

Sono quelle persone che di solito hanno mille progetti in testa e cento riescono a portarli avanti.

Sono persone che gli piace raccontare le loro scoperte e non hanno paura, o ne hanno poca, di provare cose nuove e straordinarie.

Per questo mi sentirete spesso dire che la sostenibilità soprattutto nelle prime fasi di crescita di una azienda, sarà di lusso.

Perchè solo due persone possono permettersi di acquistare un prodotto veramente sostenibile:

1 - Chi ha molto denaro da spendere nella nostra causa perchè crede nei nostri valori.

2 - Chi cerca costantemente innovazioni con valori simili ai nostri. Chi è più focalizzato sul cambiamento che stai portando avanti che sul prezzo.

Non sai le volte che io stesso ho acquistato alcuni prodotti solo e soltanto per provarli.

Per capire che innovazione stessero portando.

E il prezzo difficilmente era basso.

Ma non deve esserlo.

Perché spesso per arrivare a quel livello  di prodotto, c’è stato dietro uno studio e una progettazione infinita.

Ma oltre a queste due categorie di persone ce ne sono delle altre veramente interessanti presenti nella curva di Rogers e dell'innovazione: 

Innovatori (2,5%) - Gli innovatori sono i primi ad adottare un'innovazione. Sono disposti a correre dei rischi, più giovani di età, hanno la classe sociale più alta, hanno una grande lucidità finanziaria, molto sociali e hanno il contatto più stretto con le fonti scientifiche e l'interazione con altri innovatori. La tolleranza al rischio li fa adottare tecnologie che alla fine potrebbero fallire. Le risorse finanziarie aiutano ad assorbire questi fallimenti.  [Rogers 1962 5a ed. , P. 282]

Early Adopters (13,5%) - Questa è la seconda categoria più veloce di individui che adottano un'innovazione. Queste persone hanno il più alto grado di leadership d'opinioni tra le altre categorie di adottanti. I primi sono in genere più giovani, hanno uno status sociale più elevato, hanno una maggiore lucidità finanziaria, un'istruzione avanzata e sono più socialmente avanti rispetto ai ritardatari. Più discreti nelle scelte di adozione rispetto agli innovatori. Rendersi conto che una scelta oculata di adozione li aiuterà a mantenere una posizione di comunicazione centrale [Rogers 1962 5a ed , p. 283].

Maggioranza precoce (34%) - Gli individui in questa categoria adottano un'innovazione dopo un periodo di tempo variabile. Questo tempo di adozione è più lungo rispetto agli innovatori e ai primi utenti. La massa precoce tende ad essere più lenta nel processo di adozione, ha uno status sociale superiore alla media, contatti con i primi utenti e raramente ricopre posizioni di leadership d’opinioni in un sistema [Rogers 1962 5a ed , p. 283].

Maggioranza Tardiva (34%) - Gli individui in questa categoria adotteranno un'innovazione dopo il membro medio della società. Queste persone si avvicinano a un'innovazione con un alto grado di scetticismo e dopo che la maggior parte della società ha adottato l'innovazione. La massa tardiva è tipicamente scettica su un'innovazione, ha uno status sociale al di sotto della media, pochissima lucidità finanziaria, in contatto con altri nella massa tardiva e pochissima leadership d'opinione.

Ritardatari (16%) - Gli individui di questa categoria sono gli ultimi ad adottare un'innovazione. A differenza di alcune delle categorie precedenti, gli individui in questa categoria mostrano poca o nessuna leadership d'opinione. Queste persone in genere hanno un'avversione agli agenti di cambiamento e ad essere in età avanzata. I ritardatari in genere tendono a concentrarsi sulle "tradizioni", probabilmente hanno uno status sociale più basso, una minore fluidità finanziaria, sono i più anziani di tutti gli altri che adottano, in contatto solo con la famiglia e gli amici intimi, pochissima o nessuna leadership di opinione .

La curva di Rogers: conclusioni.

Fatto questo elenco devo però chiarire una cosa. 

È importante notare come nella curva di Rogers e dell'innovazione gli individui non sempre si schierano come "innovatori" in tutte le aree dei loro processi decisionali. Ad esempio, una persona può adottare tecnologie “green” all’avanguardia ma non essere iscritta all’interno di nessun social network.

Proprio per questo prima dobbiamo puntare ad un numero ristretto di persone.

Perchè gli innovator del nostro settore saranno quelle persone che veicoleranno il nostro “messaggio” anche alle altre.

Per questo è inutile, per avere successo nel lungo periodo, portare subito un prodotto alla massa.

Semplicemente perchè la massa prova un prodotto soltanto quando gli innovator o early adopter l’avranno provato e ne avranno parlato.

E saranno proprio loro, con la loro capacità di visione e di creare innovazione che ci traghetteranno al di fuori del sistema capitalistico.

E ci faranno entrare in quello dello sviluppo sostenibile e del valore.

NB: Lo sai cosa accadrà invece alle aziende che fanno greenwashing?

Nel tempo molto di loro chiuderanno.

Sai perché?

Perché chi fa greenwashing vuole “vendere” a tutti i costi quindi cerca di posizionarsi dove ci sono più persone, nella massa.

Ma puntando alla massa stanno applicando tecniche di posizionamento insostenibili e antiquate.

Stanno puntando a persone che non riusciranno mai a portare avanti l'innovazione  (o finta innovazione) che vogliono far diventare virale.

Semplicemente perché la massa non è in grado "geneticamente" di farlo.

Perché chi punta alla massa dovrà dire cose che vanno bene per tutti.

E se  quello che ho detto finora e soprattutto la curva di Rogers fosse vero, allora le cose che vanno bene per tutti non portano mai vera qualità per nessuno. 

E se ho imparato una cosa è che nel tempo ciò che non serve più si estingue.

Molti la chiamano sostenibilità, la natura la chiama evoluzione.

E la fuffa credimi si estingue sempre ;-)

bicchieri di plastica con scritta "eco"

Greenwashing: cos'è e come combatterlo. La Guida Definitiva.

Dopo molte richieste ho deciso di scrivere questo articolo per dare in mano alle persone una guida definitiva per capire cosa è il Greenwashing e come combatterlo. Sembra a prima vista una guerra semplice ma anche i più esperti sul tema sostenibilità faticano a riconoscerlo.

Sei pronto a combattere una battaglia non violenta ma senza esclusione di colpi?! Allora si inizia!


Greenwashing: perché tante aziende lo fanno.

Per rispondere a questa domanda devi prima avere alcuni informazioni riguardo il funzionamento di un ecosistema.

Sarà una noia mortale ascoltarmi ma scoprirai il funzionamento di tutto il sistema!

Sei pronto?!

Allora, fondamentalmente ogni essere vivente lotta e vive per una cosa precisa.

Sai quale?

Prova ad indovinare.

Per cosa lotti ogni giorno della tua vita?

Per essere chi vorresti essere.

E per essere chi vorresti essere hai bisogno di energia.

Hai bisogno di mangiare, di relazioni, di respirare e così via.

Quindi riducendo tutto al succo: hai bisogno di risorse per produrre energia, vivere e raggiungere i tuoi risultati.

All'interno di una nicchia ecologica esattamente come in una nicchia di mercato, ci sono persone e aziende che sanno arrivare alle risorse meglio di chiunque altro.

Perché hanno delle competenze che gli permettono di farlo in modo più efficace degli altri.

Però gli ecosistemi, come già sai bene, non sono fermi ed immobili.

Ma come ogni altra cosa nell'universo sono soggetti a cambiamenti ed evoluzioni continue [grazie all'entropia - alla loro naturale propensione al caos e alla dispersione di energia - se ti interessa ho un video che fa al caso tuo].

Perché sono sistemi complessi e quindi hanno delle relazioni e connessioni molto profonde con tutto ciò che è all'interno e all'esterno di essi.

Quindi cosa centra questo con il Greenwashing?

Te lo spiego subito.

Quando ci sono risorse per tutti non ci sono problemi dentro una nicchia ecologica.

E questo accade soprattutto nelle fasi iniziali di crescita di un ecosistema.

Pensa agli anni '80 e '90.

Erano anni in cui tutti avevano bene o male un bello stipendio e sopravvivere era, almeno in occidente, abbastanza facile.

Ma piano piano che il tempo passa grazie a questo flusso anche il livello si alza.

Sempre più aziende entrano nell'ecosistema a competere per le stesse risorse vendendo gli stessi prodotti e proponendo le stesse soluzioni dei competitor.

E per stare nel mercato è sempre più necessario apprendere competenze diverse e talvolta trasversali.

Perché le competenze ci rendono differenti, più resilienti e quindi inclini a sopravvivere. 

 Ma più l'ecosistema si evolve e più si evolvono i valori e le innovazioni in ogni campo.

Ed essere pronti ad acquisirle significa essere sempre sulla cresta del cambiamento invece di subirlo passivamente.

Basta guardare quello che sta accadendo in Italia alle piccole e medie imprese.

Ma come ogni cosa dobbiamo guardarla da fuori per poterla capire veramente.

Il motivo oggi per cui tante aziende fanno Greenwashing è perché la nicchia sostenibilità è appena nata.

Ci sono ancora poche aziende e tante risorse, tanti modi differenti per differenziarsi.

Ma cosa accadrà nel prossimo futuro?

Aspetta che prendo la palla di cristallo.

Eccola! Allora iniziamo!

Prevedo che gran parte di queste aziende se non inizieranno a fare le cose per bene chiuderà i battenti.

Perché Lorenzo pensi questo?

Semplice.

Perché man mano che questa nicchia si saturerà bisognerà aumentare le competenze e la qualità per poter sopravvivere.

E solo chi avrà lavorato soprattutto per passione e non per fama o denaro farà allora la differenza.

Questo concetto ha un nome semplice e che avrai sentito migliaia di volte.

Si chiama evoluzione.

Greenwashing: cosa è.

Dopo averti fatto questa introduzione noiosa ma necessaria, voglio spiegarti cosa è il Greenwashing.

La parola ovviamente di derivazione aglosassone viene tradotta molto spesso con 'ambientalismo di facciata'.

In poche parole sono tutte quelle pratiche messe in atto dalle aziende per pubblicizzare un prodotto, servizio, asset o l'intera azienda sotto un punto di vista più ecologico e eco-friendly.

Come dice wikipedia 'indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un'immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale, allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti, che venne instaurata già dagli anni '70.

In realtà il Greenwashing non è semplicemente questo.

Lo sai perché?

Pensaci un attimo.

Non tutte le aziende che fanno Greenwashing lo fanno per lo stesso motivo.

Ti mostro di cosa sto parlando.

Greenwashing: i motivi per cui si fa.

Fondamentalmente come ho già spiegato nel paragarfo precedente, il Greewashing è una pratica che mette sotto i riflettori alcune caratteristiche positive, in questo caso di sostenibilità, di un prodotto, servizio o altro.

Ma questa pratica viene fatta in modo completamente differente da azienda ad azienda.

Vediamole insieme.

L'azienda che lo fa in modo inconsapevole.

Prima di iniziare a descriverti questa tipologia di azienda, per essere veramente in pace con la coscienza, ho bisogno di dirti una cosa.

Sei pronto?

Tra tutte le tipologie che vedremo questa è quella che stimo di più.

Perché l'impresa, non conoscendo i processi chiave per costruire una azienda veramente sostenibile, lavora solo su piccoli dettagli di ecosostenibilità dei loro prodotti e servizi.

E malgrado spesso queste persone abbiano valori veramente legati alla sostenibilità non stanno 'raccontando' nulla di diverso rispetto agli altri competitor nel mercato, se non per aver sprecato il 3% in meno di plastica nel loro packaging.

Quindi nei valori ci siamo ma ancora poco a livello strutturale.

L'azienda che lo fa in modo consapevole.

Questi invece li odio :-P

Sono le aziende che intendono posizionarsi nel mercato sostenibile ma vogliono puntare alla massa.

Che hanno un focus non sull'ambiente ma verso una notorietà 'veloce' del brand e il profitto.

Si riconoscono subito perché spesso hanno un ottimo livello di comunicazione, semplice e ricco di parole chiave che piacciono alle persone di quella nicchia.

Ma spesso peccano di una cosa.

Prova ad indovinare di cosa sto parlando?

Della chiarezza.

Spesso non descrivono mai i processi chiave dove veramente fanno la differenza e rimangono sempre sul vago.

Con comunicazione spesso emozionale.

Addirittura a volte mi è capitato di non capire bene che prodotto stessero realmente vendendo.

Purtroppo non è sempre semplice riconoscere queste aziende perché richiede una conoscenza, talvolta importante, del settore in cui operano e quali sono i flussi del loro lavoro.

Io per esempio conosco molto bene la nicchia di apicoltura e devo dire che è forse una delle peggiori in questo momento.

Soprattutto perché l'ape è un animale simbolo universale della biodiversità e la nostra sopravvivenza è strettamente legata alla loro.

Quindi 'questa storia' si presta bene ad essere venduta in mille modi differenti.

Molti dei quali davvero truffaldini.

Greenwashing: come si fa a combatterlo.

 Con la consapevolezza.

Non ci sono scorciatoie o soluzioni preconfezionate.

Con la conoscienza e consapevolezza di cosa sia la sostenibilità e soprattutto di quali siano i processi chiave da tenere sott'occhio.

Voglio però darti delle dritte che possono tornarti utili in questa fase del mercato sostenibile in cui ci troviamo.

Ovviamente vanno sempre testate perché come ti ho già ripetuto miliardi di volte, in un mondo complesso non esistono soluzioni semplici o preconfezionate.

Ma bisogna valutarle di volta in volta e contestualizzate.

Sei pronto? 

Ecco quale piccolo consiglio!

Guarda aziende che puntanto a nicchie piccole.

Puntare a piccole nicchie significa innanzi tutto ottimizzare energie e risorse aziendali.

E questo è secondo me la base per una azienda che voglia essere davvero sostenibile.

Chi punta alla massa ha alcuni deficit molto importanti: 

Il primo è che difficilmente riuscirà a fare la differenza.

Se vuoi cambiare il mondo punta ad una piccola nicchia di persone con cui condividi i valori e proponigli dei prodotti straordinari che funzionano davvero.

Che gli cambiano la vita.

La prima volta che li provano dovranno avere la sensazione di essere di fronte a qualcosa di meraviglioso.

Di straordinario.

Se punti a tutti come fai a risolvere i problemi di tutti?

A persone con valori, età, lavori, ecc. ecc. differenti?

I tuoi prodotti non saranno mai straordinari.

Senza contare l'enorme spreco di energie e risorse per progettarli e promuoverli.

Guarda aziende che voglio raccontare una storia diversa.

I riconoscimenti sono importanti ma quanto ci mettono la faccia?

Quanta passione trasmettono quando parlano?

Molte delle aziende che fanno Greenwashing puntano molto sul lato emotivo.

Sul lato che parla dei danni che l'uomo ha causato per anni all'ambiente.

Ma difficilmente saranno in grado di farlo in modo profondo.

In modo da andare posizionarsi in modo forte e talvolta in contrapposizione con i competitor nel mercato.

Ma per un semplice motivo.

Perché vogliono parlare a tutti.

Vogliono piacere a tutti.

Ma come possiamo fare la differenza piacendo a tutti?

Dando valore a tutti sminuisci chi invece è più in connessione con noi.

Chi ha valori simili ed è in grado di portarli avanti con forza e dedizione.

Guarda aziende che parlano con chiarezza.

Generalmente le aziende che fanno Greenwashing non descrivono i processi in modo chiaro.

Non descrivono in modo semplice il perché la loro azienda, quindi anche il flusso di lavoro, sia davvero sostenibile.

E non scordiamoci che una azienda per esserlo davvero deve fare in modo che tutto il flusso sia sostenibile.

E stiamo parlando di sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Fondamentalmente dire questo significa avere un ecosistema che si alimenta e sorregge in modo autonomo.

Come un corpo vivente con i suoi organi, cellule e e sistema nervoso.

Inoltre generalemente, soprattutto su aziende artigianali, agricole o manifatturiere, il processo di lavorazione è gran parte del valore del loro lavoro.

Quindi descriverlo in modo chiaro li aiuterebbe a posizionarle in modo chiaro e differenziante nel mercato.

Creando fiducia e senso di appartenenza. 

Siamo esseri sociali e la chiarezza della comunicazione è la base di un rapporto che potrebbe durare a lungo.

Inoltre una comunicazione poco chiara è spesso figlia della manipolazione e non della persuasione.

La manipolazione è quando il risultato della comuniaczione è unidirezionale.

In questo caso a favore dell'azienda e al suo profitto.

In una comunicazione invece persuasiva il risultato è vantaggioso per entrambi.

Io ti do valore per poi ricevere valore.

In natura si chiama relazione ;-)

Guarda aziende che hanno certificazioni.

Un'altra cosa importante da guardare sono le certificazioni.

Soprattutto se si sta acquistando un prodotto dove non c'è uno scambio comunicativo diretto con il produttore.

Per esempio se ci troviamo al supermercato davanti uno scaffale.

Ma cosa è una certificazione?

La certificazione appunto certifica che venga seguita una prassi, un flusso di lavoro ben preciso.

E soprattutto che venga qualcuno a controllare che stiamo facendo le cose fatte bene.

Ovviamente ci sono enti certificatori più o meno seri e anche il modo di interfacciarsi con l'operatore aziendale non è sempre dei migliori.

Da esperienza personale, direi che dipende veramente molto dalle persone che abbiamo davanti.

Secondo il mio punto di vista l'obiettivo comune è quello che vengano seguite le direttive e il protocollo per fare in modo che l'ambiente e le comunità ne beneficino per lungo tempo.

Così trovo ben più efficace fare un percorso di crescita insieme all'azienda invece di fare un controllo in pieno stile 'poliziesco'.

Questo non significa non punire i trasgressori ma semplicemente costruire insieme a le aziendfe il circolo virtuoso che porterà benefici a tutta la comunità.

Esistono ovviamente tantissimi tipi di certificazioni e in tutti campi: certificazioni ISO, C2C crande to crandle, GRI standard, Benefit Transfer, B-Corp, biologico, biodinamico, FSC, Biodiversity Friends e potrei continuare all'infinito.

Dovete trovare quella che vi permette di migliorare i vostri processi lavorativi e di farli conoscere in modo differenziante al vostro pubblico.

Aumentando la fiducia che emanate.

Impara le fasi chiave e non la superficie.

Ovviamente tutti vorrebbero avere un metodo semplice per riconoscere una azienda che fa questo tipo di comunicazione.

Ma come avrai compreso non è affatto semplice.

Anzi.

Spesso bisogna imparare i flussi di lavoro di un dato settore per capire se sono stati ottimizzati dall'azienda.

Io in particolar modo, guardo sempre se viene fatta una progettazione 'circolare', dove vengono studiate delle soluzioni strategiche per dare nuova vita ai prodotti e scarti che l'azienda inevitabilmente produce.

Ma non solo, ti consiglio di leggerti questo articolo che ho scritto riguardo i processi di rigenerazione che possiamo mettere in piedi.

In particolare ti consiglio di guardare l'infografica dei Servizi Ecosistemici cioè "i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano".

Se vogliamo davvero creare davvero una azienda sostenibile rigenerativa è quella parte della direzione da prendere.

Perciò mai fermarsi all'apparenza ma studiare in ogni minimo dettaglio una azienda per capire se è in linea o no con i nostri valori.

Greenwashing è una truffa?

Una cosa che spesso ho detto è che il Greenwashing potrebbe andare di pari passo con la truffa.

Ma in che senso?

É molto semplice da comprendere.

Per esempio, se l'azienda Mr. Picopallo dichiara una caratteristica di un suo prodotto o servizio che non è vera per arricchirsi, essa si chiama truffa. 

Ma cosa dice l'art. 640 del codice penale?

Vediamolo insieme: "Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 1.032 euro."

Ma prima di capirci qualcosa dobbiamo per forza tradurre per le persone comuni come mecosa si intenda per artefizio o raggiro.

Come spiega lo Studio Cataldi: "L'artificio, in particolare, è il mezzo con il quale si fa apparire come vera una situazione che in realtà non è tale o si dissimula una circostanza in realtà inesistente. Attraverso l'artificio, in sostanza, la realtà esterna viene trasfigurata e camuffata."

Lo Studio Catadi afferma sempre: "Il raggiro, invece, è posto in essere affermando il falso in maniera tale da convincere un'altra persona di una determinata circostanza, orientandone il comportamento in maniera fuorviante.

In generale, i comportamenti truffaldini (e quindi gli artifici e i raggiri) vengono comunque interpretati in maniera estensiva, ricomprendendovi tutte le dissimulazioni, le simulazioni e gli espedienti subdoli posti in essere per generare l'altrui errore."

Quindi il Greenwashing è truffa o comunicazione "esagerata"?

Beh appunto dipende.

Dipende secondo me molto dal tipo di comunicazione che si fa, perché la si fa e soprattutto il come la si vuole fare.

La quasi totalità delle multinazionali utilizza una comunicazione atta ad aumentare la propria percezione positiva sui prodotti che produce.

E solitamente una multinazionale si autodichiara sostenibile quando utilizza materie prime più ecologie e sane oppure quando reinveste parte dei proventi in associazioni benefiche.

QUesto basta per essere sostenibili?

Ovviamente no altrimenti non avevamo un problema in peggioramento riguardo la crisi climatica.

Ma il problema è molto più profondo.

Le multinazionali si sono posizionate nel mercato [il motivo per cui le persone acquistano da loro] soprattutto per il valore del basso costo.

E un prodotto dal prezzo basso molto probabilmente [non sempre ma quasi sempre]  deriva da un sistema che per quanto Green, comunque prende le risorse spesso in modo incontrollato ed inquinante. Produce prodotti creando rifiuti, pressione sulle persone, inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, ecc. Li immette nel mercato creando rifiuti, forti disparità tra paesi in via di sviluppo e "ricchi", ecc. Li butta distruggendo gli ecosistemi e i territori dove vengono smaltiti i rifiuti, talvolta e troppo spesso presenti nei paesi in via di sviluppo.

In poche parole quel prezzo che non hai speso in più per la qualità di quel prodotto lo sta pagando l'ecosistema invece del tuo portafoglio.

Quindi il problema non è attuare politiche più "green" ma cambiare proprio modello di sviluppo.

Perché se i vestiti oggi non si facessero in bangladesh costerebbero molto ma molto di più e non so in quanti se li potrebbero permettere.

E questi costi bassi hanno permesso di far crescere le nostre economie in modo veloce e spesso incontrollato.

Quindi o stiamo tutti facendo greenwashing o forse sarebbe il caso di iniziare a cambiare proprio modello di sviluppo.

Lasciar perdere l'illusione della Green Economy ed iniziare ad investire su ciò che veramente ci rende unici ed irripetibili: la rigenerazione della biodiversità.

Greenwashing: conclusioni.

Come avrai capito non esiste un metodo per poter capire con certezza se una azienda sia o no sostenibile.

Anche perché siamo abituati a pensare che si è sostenibili del tutto o per niente.

Ma in realtà la sostenibilità, che è un processo del tutto naturale che si chiama evoluzione, è appunto un processo in divenire.

Non è bianco o nero ma ci sono nel mezzo migliaia di sfumature.

Quindi che significa per te Lorenzo essere sostenibile?

Significa avere in mano un metodo che ti permetta di migliorarti costantemente prendendo ispirazione dalle leggi della natura, dai sistemi complessi e quindi dagli ecosistemi.

Perché l'errore più grande che abbiamo fatto in tutti questi anni è l'essere andati in una direzione poco "naturale".

Poco in simbiosi con ciò che siamo.

Esseri complessi adattivi.

Cioè in relazione con loro stessi e l'ambiente che li circonda.

Ma che significa adattivi?

Significa che siamo sistemi che imparano dall'esperieza.

Chissà se almeno questa volta, guardando dentro noi stessi, riusciremo ad uscirne fuori.

Ma d'altronde siamo natura e se lo desideriamo possiamo davvero fare grandi cose.

Cosa significa sostenibilità? Inizia tutto dall'equilibrio.

Cosa significa sostenibilità? Inizia tutto dall'equilibrio.

In giro per la rete si trovano centinaia di articoli di professionisti della sostenibilità che regalano le più disparate soluzioni allo scopo di diminuire l’uso della plastica e l’azzeramento dei rifiuti nelle aziende o nella vita personale dei propri follower. Ma più vado avanti ad ascoltare le loro parole, più credo che poche persone abbiano davvero compreso cosa sia la sostenibilità e lo sviluppo sostenibile. Spesso sempre più associato ad uno sviluppo più green ed eco-friendly. Sei pronto a fare un viaggio nella nostra mente?! Allora si parte!


Ti chiedo prima di iniziare la lettura di fare solo un piccolo test.

Sei pronto?

Prova a fare un giretto su instagram o facebook e leggere i post di qualche influencer nel mondo “sostenibilità”.

Cosa trovi nella maggior parte dei casi?

Io ho notato che ci sono più o meno due tipi di personaggi. 

Influencer che commentano qualche notizia sui cambiamenti climatici.

Oppure qualche paladino dello zero waste che ti aiuterà a trovare un modo super efficiente per non utilizzare la plastica e a diminuire il tuo impatto sul pianeta.

Ma siamo sicuri che sia questa la sostenibilità?

Vorrei partire, per comprenderlo insieme a te, da un libro che ho letto diverso tempo fa.

Non il solito tomo da 1000 pagine scritto in cirillico antico.

Anche perché si trova nel mio iphone e per fortuna il peso rimane sempre lo stesso ;-P

Sto parlando di: “L’era dello sviluppo sostenibile” di Jeffrey D. Sachs.

Già leggendo la quarta di copertina si riesce a rispondere in modo esauriente alla domanda: qual’è il significato di sostenibilità e di sviluppo sostenibile?

 

Sviluppo sostenibile: l'era dello sviluppo sostenibile.

Eccola qui: La società globale è interconnessa come mai prima d'ora. Business, idee, tecnologie, persone, ma purtroppo anche malattie epidemiche attraversano i confini con una velocità e un'intensità senza precedenti. Condividiamo l'euforia per la nuova era dell'informazione, ma anche le paure per possibili sconvolgimenti ambientali su scala planetaria. Stanno rapidamente cambiando le pratiche di business e le tecnologie nonché le dimensioni e la struttura per età delle popolazioni. Ci sono nuove opportunità, ma anche nuovi rischi. Per questi motivi si può ipotizzare di essere entrati nell'era dello sviluppo sostenibile. Lo sviluppo sostenibile è una modalità di guardare al mondo, con un focus sulle interazioni tra cambiamenti economici, sociali e ambientali; ma è anche una modalità di descrizione delle nostre aspirazioni condivise per una vita decorosa, in cui si combinino sviluppo economico, inclusione sociale e sostenibilità ambientale. In sintesi è una teoria e una cornice normativa e etica.

 

copertina del libro era dello sviluppo sostenibile

Che ne dici? 

Riesce a rispondere in modo chiaro alla domanda?

Secondo me si.

Ma manca una cosa.

È come se l’autore mi avesse fatto vedere il panorama che si può osservare dalla cima dalla montagna più alta.

Ma arrivandoci con l’elicottero. 

Chiunque abbia avuto successo, anche con un solo progetto, una cosa la sa.

Che ciò che conta davvero, dove avviene la vera conoscenza, non è nella cima della montagna ma nel percorso per raggiungerla.

In realtà c’è una differenza sostanziale tra le aziende che hanno successo e quelle che, malgrado tutto, non riescono a trovare una strada per crescere. 

Sai quale? 

Cosa significa sostenibilità: porsi le domande giuste.

Molti si scervellano a trovare mille risposte e soluzioni ai loro problemi, ma senza porsi domande efficaci e strategiche ciò che cerchi difficilmente potrai trovarlo. 

Allora mi chiedo cosa accomuna tutti i progetti, le aziende, le associazioni che nel campo della sostenibilità hanno avuto un forte impatto nella nostra comunità?

Come si arriva ad avere uno sviluppo sostenibile e cosa centra la sostenibilità?

Qual’è il minimo comune denominatore?

Voglio provare insieme a te a rispondere a quest’ultima domanda e trovare il significato profondo di questi concetti così tanto abusati in questo periodo.

Secondo me esistono molti denominatori, ma 3 sono davvero essenziali.

Sto parlando della vision, il focus, e il target. 

Se è la prima volta che stai leggendo un mio articolo voglio farti un piccolo riassunto di cosa significhino queste parole.

  • La vision è il perché fai quello che fai.

Pensa per un attimo a cosa vorresti davvero nella tua vita.

Riesci ad immaginarlo?

Per un attimo prova a focalizzarlo davanti ai tuoi occhi. 

Quelle immagini che vedi, quei piccoli scorci di luce è una parte fondamentale della tua vita.

Sono ciò che vorresti essere.

Sono la tua vision. 

Non voglio sapere cosa hai visto perché sono un tesoro prezioso da proteggere.

Sono i tuoi sogni.

Ma perché è così importante avere una vision? 

Per molti motivi ma quello che reputo più importante è il secondo comune denominatore: il focus.

  • Avere una vision ti permette di fare focus.

Di focalizzarti in modo forte su quell’obbiettivo apparentemente utopistico. 

Quando stai attraversando dei momenti difficili nella tua vita, fare focus nella vision ti permette di essere forte.

Di avere la mente lucida mentre guidi la barca nel un mare in tempesta.

La vision è il tuo faro nella notte e il focus la tua bussola in un cielo senza stelle.

Anche quando le persone ti criticheranno, e credimi ce ne saranno molte se avrai cose importanti da dire, avrai l’arma del focus per essere sempre concentrato.

Per non disperdere le energie. 

  • Il terzo denominatore è il target. 

Ma con questa parola voglio intendere una delle strategie più importanti che la natura ha messo in moto.

Sai di cosa sto parlando?

Tutti i giorni ne siamo immersi, noi stessi ne facciamo parte.

É la biodiversità e quindi la differenziazione.

Ti ricordi quando eri piccolo e a quasi tutti i tuoi amici gli piaceva andare in discoteca?

Ovviamente non conosco cosa facevi ma mi ricordo bene cosa facevo io.

Mi differenziavo.

A me piaceva molto leggere, ascoltare e suonare la musica. 

Guardare le stelle nelle notti tiepide d’estate e sognare mondi sconosciuti.

Ai miei amici piacevano i jeans attillati e a me larghi, a loro i capelli con il gel e corti, a me lunghi e liberi di andare dove volevano.

Sono nato per essere differente.

A volte anche in modo eccessivo forse ;-P 

Ma è questa strategia che mi ha permesso di avere successo in molti dei miei progetti.

Perché quando sei differente le persone ti ascoltano.

Soprattutto se hai qualcosa da dire. 

Se hai una vision forte da condividere.

Si ok Lorenzo, mi hai detto tante belle cose. Ma allora cosa è la sostenibilità?!

Hai ragione spesso mi dilungo troppo.

Arrivo al dunque. 

Cosa significa sostenibilità: è solo questione di mindset.

La sostenibilità è una scienza dei sistemi complessi.

Ma in realtà è molto di più.

É quanto di più prezioso ha un imprenditore.

Il suo mindset.

La definizione che attribuisce la Treccani alla parola italianizzata “mentalità” è: s. f. [der. di mentale1]. – Modo particolare di concepire, intendere, sentire, giudicare le cose, ritenuto proprio di un individuo, di un gruppo sociale, o addirittura di un popolo, ecc.

Fondamentalmente è l’insieme delle nostre percezioni del mondo interno ed esterno.

Delle nostre emozioni e relazioni con l’ambiente intorno a noi. 

E la sostenibilità è una mentalità.

Il mindset della semplicità.

Del ridurre gli sprechi al massimo e del rendere efficienti i sistemi che andiamo a creare.

Per chi come me ha studiato design questo è il pane quotidiano. 

Perché il design è proprio questo, lo dice la parola stessa.

É progettazione. 

Significa progettare oggetti, sistemi, ecosistemi, strade, ecc. nel modo più efficace possibile.

Ma rispetto a cosa?

Semplice. 

Al lungo periodo.

Chi ha la mentalità della sostenibilità sa bene che non esistono soluzioni preconfezionate.

Anche se riguardano argomenti a noi cari, come produrre meno rifiuti in azienda.

Ogni storia è un caso a se. 

E ogni soluzione va testata, analizzata e migliorata. 

Senza esperienza non c’è analisi e non c’è nulla da migliorare.

Quindi come ti ho appena detto la sostenibilità è secondo me un mindset, una mentalità e una filosofia.

E si può applicare a qualsiasi settore compreso alla nostra mente.

Ma allora cosa è lo sviluppo sostenibile? 

In realtà te l’ho già detto qualche riga fa in modo velato.

Lo sviluppo sostenibile è un obbiettivo.

Proprio come una vision.

Un obbiettivo che deve realizzarsi ogni giorno per poter essere reale nel futuro. 

Molti sperano che la cosiddetta “era dello sviluppo sostenibile” arrivi presto, ma non è così.

Arriverà non con la speranza.

Nell’immobilismo. 

Ma solo se ogni giorno facciamo una piccola azione in quella direzione.

Come nella vita d’altronde.

Si tratta di focalizzare una vision e andarci con tutte le nostre forze.

In greco la parola “crisi” significa una cosa ben precisa. 

Una cosa che in molti ignorano. 

Significa “cambiamento”.

Perché non sono i cambiamenti che fanno male.

Ma è la resistenza ad essi che ci provoca dolore.

Quella che stiamo attraversando è proprio un cambiamento epocale.

Il cambiamento che va dall’era del consumismo e del profitto a quella che molti di noi desiderano.

Quella dello sviluppo sostenibile.

E rispetto al passato una differenza c’è.

E sostanziale.

Che per la prima volta nella storia questo è un futuro che deve avvenire per forza se vogliamo sopravvivere.

Per questo ad oggi i clienti non sono più oggetto che risolve i problemi all’azienda ma è soprattutto l’azienda che risolve i problemi del cliente.

L’azienda e l’imprenditore sono le figure centrali nel cambiamento.

Cosa significa sostenibilità: alla fine chi vince?

C’è un piccolo proverbio che ti potrebbe aiutare a  riassumere tutto quello che ho cercato di spiegarti in queste quattro righe.

Nel mondo, come nella nostra vita, esistono due lupi che combattono senza mai fermarsi.

Il primo si chiama buio e dolore. 

L’altro invece si chiama luce e speranza.

Quale dei due alla fine vince?

Pensaci un attimo.

Vince quello che nutri tutti i giorni.

Ottimizzare le energie e trasformarle in qualcosa che è più della somma delle sue parti.

Questa per me è la sostenibilità.

 

Questo articolo è stato selezionato da Twinkl tra le migliori risorse per uno stile di vita eco-sostenibile, trovi più informazioni su Twinkl Sustainability Week.

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